"Il ridimensionamento dei rischi legati all'offerta energetica rafforza lo scenario secondo cui il rialzo dei prezzi registrato tra marzo e maggio possa rivelarsi temporaneo. In questo contesto, i fondamentali dei mercati emergenti restano solidi: crescita resiliente, inflazione generalmente sotto controllo, tassi di interesse reali positivi e fabbisogni di finanziamento esterno contenuti, sostenuti da consistenti riserve valutarie. A conferma di tale resilienza, negli ultimi tre anni gli upgrade dei rating sovrani hanno superato i downgrade", afferma Kristin Ceva, Responsabile Strategie Paesi Emergenti di Payden & Rygel.
Per l'esperta "l'approccio prudente adottato dalle banche centrali dei Paesi emergenti, che hanno mantenuto un adeguato differenziale tra tassi ufficiali e inflazione, ha contribuito a contenere gli effetti dello shock energetico. Con il graduale rientro dei prezzi dell'energia e la tenuta della maggior parte delle valute emergenti, riteniamo che le pressioni inflazionistiche resteranno gestibili". Per Ceva "il principale elemento di incertezza nel breve termine riguarda invece l'evoluzione della politica monetaria statunitense sotto la nuova guida della Fed".
In una prospettiva di lungo periodo, conclude Ceva, il debito dei mercati emergenti continua a offrire opportunità interessanti grazie a prospettive di crescita superiori rispetto ai mercati sviluppati e a un universo d'investimento sempre più ampio, che comprende obbligazioni sovrane, corporate e in valuta locale. "Riteniamo pertanto che il debito emergente rappresenti un'allocazione strategica in grado di offrire rendimenti interessanti e una fonte di reddito nel tempo". (riproduzione riservata)