Quando si parla della direzione dei rendimenti obbligazionari, è opportuno distinguere tra i movimenti ciclici di breve periodo e i cambiamenti strutturali di lungo termine, affermano gli strategist di Unicredit. Se le tensioni in Medio Oriente dovessero intensificarsi, aumentando ulteriormente la pressione sui prezzi dell'energia, un ulteriore rialzo dei rendimenti non sarebbe sorprendente, sottolineano gli esperti. Guardando al passato, aprile 2011 rappresenta probabilmente un utile termine di paragone. All'epoca, il rendimento del Bund tedesco a 10 anni raggiunse il 3,5% in un contesto di forte aumento dei prezzi del petrolio, che contribuì a rendere più ripida la curva dei rendimenti (con il tasso ufficiale della Bce intorno all'1,25%). Questa fase, ricordano da Unicredit, durò però solo pochi giorni, prima che gli investitori tornassero ad acquistare titoli di Stato, mentre l'avversione al rischio aumentava con l'inizio della crisi del debito sovrano europeo.
Come nel 2011, un'ondata di vendite provocata dall'aumento dei prezzi dell'energia sarebbe probabilmente temporanea. La Banca centrale europea resterebbe infatti impegnata a mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione e l'attenzione degli investitori finirebbe per spostarsi sulle conseguenze negative che il caro energia avrebbe sui consumatori. Nel breve termine, concludono da Unicredit, "se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, i rischi per i rendimenti reali sembrano essere orientati più verso un calo che verso un ulteriore aumento. Pur non potendo escludere un picco temporaneo del rendimento del Bund decennale fino al 3,5%, appare invece meno probabile un passaggio a un nuovo equilibrio stabile nell'intervallo compreso tra 3,25% e 3,5%". (riproduzione riservata)