Anche nella seduta odierna si segnala un calo dei rendimenti sul mercato obbligazionario dell’area Euro: il tasso del Bund in particolare scende a -0,45%, mentre lo spread Btp/Bund si allarga lievemente a 107 bp.
A pesare sul sentiment sono certamente i timori relativi alla rapida diffusione della variante Delta e alle sue ripercussioni economiche, cui vanno aggiunti i problemi sulla catena di approvvigionamento, l’aumento dell’inflazione e il generale rallentamento della crescita. K. Murphy di Kestra Holdings sostiene che i mercati si siano lasciati ormai il peggio alle spalle ma che non trovino la quadra per poter sostenere una crescita vigorosa.
Sui differenziali dell’Eurozona interviene S. Fellechner di DZ Bank, evidenziando che il programma di Qe pandemico ha permesso di abbassare significativamente il loro livello. Nello specifico osserva una quota molto bassa per gli spread degli stati periferici: sui propri titoli decennali Grecia e Italia hanno fissato una linea intorno a 105 bp, che scende a 65 bp per Spagna e Portogallo.
Fellechner sostiene inoltre che i flussi di rimborso dei titoli sovrani dovrebbero raggiungere il picco verosimilmente a settembre, favorendone così la domanda. Sulle emissioni dell’Unione aggiunge che il programma NextGenEU è stato un notevole successo, senza comportare segni di cannibalizzazione sugli emittenti nazionali.
I riflettori degli investitori sono poi puntati sulla riunione Fed di oggi: nonostante i buoni progressi sull’inflazione, secondo T. Wilding di PIMCO per l’annuncio del tapering bisognerà attendere dati più soddisfacenti sull’occupazione USA. Secondo l’economista dunque il rapporto sull’inflazione CPI di giugno non dovrebbe avere conseguenze sulla riunione del board.