Continua il sell-off sul settore obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato europei ed americani non mostrano segnali di rallentamento. I Treasury statunitensi a 10 anni si attestano ora all’1,541%, mentre Btp italiani e Bund tedeschi con egual scadenza al momento sono rispettivamente dello 0,843% e del -0,1995%; in lieve ampliamento anche il loro spread, attualmente a 103,6 punti base.
Parlando di metriche economiche, in Italia non si arrestano i segnali di un’inflazione galoppante, il PPI segna un incremento su base annua ad Agosto dell’11,6%, uno dei dati più elevati nella storia del nostro Paese, mentre le stime rilasciate dall’Istat in via provvisoria in merito all’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC), segna un decremento dello 0,1% su base mensile, ma un incremento su base annua del 2,6%. Deludente anche il tasso mensile di disoccupazione italiano, che manca le aspettative, rimanendo invariato al 9,3%, mentre quello relativo all’area Europea scende dello 0,1%, portandosi al 7,5%.
Nel contesto americano la performance del Pil trimestrale relativa al Q2 si attesta al 6,7%, con un rate of change dello 0,1% rispetto al Q1, ma sono preoccupanti i numeri a riguardo delle richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione, che registrano un aumento di 11 mila unità riportandosi a 362 mila, in completo disaccordo con le previsioni di 335 mila unità. Le parole di Powell sono state chiare, un possibile inizio di tapering avverrà già a Novembre, ma la postilla della Fed è proprio a riguardo della salute dell’occupazione Usa, tassello chiave che determinerà o meno il progressivo decremento del Qe e l’innalzamento dei tassi d’interesse per calmierare l’inflazione, tutt’altro che temporanea come mostrano i dati.