Nella prima seduta di agosto e si assiste alla pubblicazione della lettura definitiva del Pmi manifatturiero dello scorso mese nell’area Euro che favorisce la contrazione dei differenziali e stabilizza i rendimenti sul mercato obbligazionario. Il tasso di finanziamento del Bund infatti è pari a -0,45% mentre lo spread Btp/Bund si accorcia a 105 bp.
Eppure, nello specifico, l’indice Pmi manifatturiero a luglio è sceso a 62,8 punti contro i 63,4 di giugno: il dato dunque – che risulta comunque maggiore delle previsioni del consenso – non sembra destare preoccupazioni. Sul punto interviene C. Williamson di Ihs Markit, il quale ritiene comprensibile una leggera frenata del manifatturiero dopo la forte espansione del settore nel secondo trimestre. L’economista spiega come i segnali allarmanti provengano piuttosto dalle difficoltà di aziende e fornitori nell’aumento della produzione che – a fronte della significativa domanda – potrebbero creare colli di bottiglia e stimolare ulteriori aumenti dei prezzi. Nel mese scorso infatti gli ordini ricevuti hanno largamente superato l’offerta a causa delle limitazioni sulla capacità unitamente a un peggioramento della carenza di materie prime: non è dunque una sorpresa l’aumento a luglio sia dei costi di acquisto sia di vendita.
A ciò si aggiungano i timori legati alla perdurante crisi pandemica, con la variante Delta che condiziona negativamente le previsioni di crescita, in virtù dei danni causati alla supply chain e alla disponibilità di personale, portandole a livelli minimi.
TD Securities pone l’attenzione sull’obbligazionario europeo, prevedendo un rialzo del bund tedesco a -0,15% entro la fine del 2021 e un consolidamento dei tassi di interesse da parte della Bce fino al 2025.