Ennesima giornata negativa per i bond globali globali, con gli yield in allargamento. Il Btp si riavvicina al 4% sul decennale, il Bund si riporta al 3,05% e il T-Bond al 4,4%. L'escalation del conflitto in Iran ha innescato una fase di mercato risk-off a livello globale, ma anche su asset difensivi come l'oro, arrivati allo scoppio della crisi su valutazioni particolarmente tirate.
Il movimento riflette una dinamica di deleveraging e prese di profitto su posizioni affollate, più che una riallocazione selettiva.
In questo contesto, i mercati obbligazionari europei stanno rapidamente incorporando un premio per il rischio energetico. L'Italia si conferma tra i Paesi più sensibili: dall'inizio delle tensioni, il rendimento del Btp decennale è salito di quasi 70 punti base, contro i circa 50 punti degli omologhi francesi e britannici, mentre lo spread con il Bund si è ampliato di circa 30 punti base, sottolinea Gianni Piazzoli, Cio di Vontobel WM Sim. Per l'esperto la maggiore vulnerabilità italiana è legata alla dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas, che espone il Paese a shock sui prezzi energetici. A questo si aggiunge un fattore tecnico: su un mercato di titoli di Stato pari a oltre 2.600 miliardi di euro, l'ammontare di governativi italiani detenuti da investitori esteri, per lo più istituzionali, è cresciuto nel 2025 di un centinaio di miliardi, il doppio di quanto hanno aggiunto gli istituzionali italiani. Se da un lato l'Italia può ringraziare per il contributo estero al finanziamento del suo debito,
Dall'altro è presumibile che, in fasi di avversione al rischio, questa componente possa amplificare i deflussi e la volatilità. (riproduzione riservata)