Giornata contrastata sui mercati obbligazionari. Il Btp si attesta al 3,56%, il T-Bond statunitense al 4,17%, il Gilt inglese sale invece al 4,54%. Il 2025 è stato un anno di disallineamenti nei mercati obbligazionari, con forti divergenze nei rendimenti. Julien Houdain, PhD, Head of Global Unconstrained Fixed Income di Schroders, si aspetta che ciò continui anche nel 2026, dato che le prospettive di crescita, mercato del lavoro e inflazione sono desincronizzate tra i Paesi e le Banche centrali si trovano in fasi diverse del ciclo di politica monetaria. Fed e BoE restano nella fase di allentamento, la Bce sembra mantenere lo status quo, mentre la BoJ non ha ancora terminato il ciclo di rialzo dei tassi. Questo scenario offre grandi opportunità, ma solo per chi gestisce attivamente l'allocazione ed è in grado di sfruttare condizioni economiche globali in rapido mutamento e tra loro divergenti.
L'esperto è ottimista sulle prospettive per l'economia statunitense nel 2026, grazie sia al sostegno fiscale sia all'allentamento monetario. "Pur accogliendo con favore tale supporto, temiamo che i policymaker possano eccedere con lo stimolo. A nostro avviso, il rischio che il «troppo stroppia» diventi realtà è concreto. Restiamo vigili per individuare segnali di una politica eccessivamente espansiva. Dopo un periodo di sovraperformance dei titoli di Stato statunitensi, iniziamo a vedere opportunità più interessanti.
Riteniamo inoltre prudente disporre di protezione dall'inflazione a costi contenuti, date le solide prospettive di crescita, l'orientamento accomodante delle politiche economiche e il rischio di una minore credibilità della Fed con la fine del mandato di Jerome Powell a maggio 2026». (riproduzione riservata)