Lo spread tra il decennale italiano e quello tedesco non sembra essere intaccato dalle aste Btp al 2026, al 2030 e al 2031 aperte dal MEF questa mattina, attestandosi ora intorno ai 104 punti base.
In linea col pensiero espresso ieri da F. Palmas, F. Spaete di Generali Investments presume che il mantenimento di una politica accomodante da parte della Bce – unitamente a una riduzione delle emissioni – comporterà nel terzo trimestre un’ulteriore restrizione dei differenziali sui titoli sovrani non core dell’area Euro. Il senior strategist aggiunge che l’attuale bassa volatilità dovrebbe perdurare anche nei prossimi mesi, fermo restando che le emissioni obbligazionarie dell’Unione, insieme alle speculazioni sul rallentamento del ritmo di acquisti dell’Istituto Centrale, potrebbero dilatare i differenziali entro un anno.
Il futuro del Bund attira l’attenzione di gran parte degli esperti. Saxo Bank immagina che il rendimento del titolo tedesco andrà in territorio positivo entro la fine del 2021, A. Spinozzi tuttavia avverte che, pur rappresentando un piacevole cambiamento all’interno dell’obbligazionario dell’Eurozona, ciò potrebbe implicare un netto aumento dei rendimenti.
A tal proposito la banca danese congettura due diversi scenari. Nel primo – in cui non riaffiora un trend di reflazione almeno fino alle elezioni tedesche di settembre – è prevista una stabilizzazione del rendimento vicina alla soglia dello 0,10%. Nel secondo caso un aumento dei rendimenti dei Treasury, in virtù di un’accelerazione del dibattito sul tapering nel prossimo trimestre, potrebbe causare un rialzo del rendimento del Bund fino allo 0,60%, tornando positivi ben prima delle prossime elezioni.