All’indomani della riunione Bce si osserva una generale stabilizzazione dei rendimenti sul mercato obbligazionario europeo: il tasso di finanziamento del Bund si conserva a -0,41%, mentre il differenziale Btp/Bund continua a ridursi e attualmente oscilla intorno ai 104 bp.
Come largamente previsto, la Bce ha aggiornato la forward guidance al nuovo obiettivo di inflazione simmetrico del 2%, un rafforzamento che P. Goves di MFS Investment Management ritiene necessario per scongiurare una stretta prematura. L’analista aggiunge che i tassi core dovrebbero restare bassi nel prossimo futuro e che il buon passo del Qe fornisca quel sostegno indispensabile per i differenziali dell’Eurozona. Inoltre la stretta correlazione tra la guidance e le prospettive inflazionistiche è destinata a dare maggiore importanza alle proiezioni macro che – essendo ancora al di sotto dell’obiettivo – inducono a una lenta e graduale normalizzazione delle politiche.
Nella riunione è stato altresì confermato un atteggiamento accomodante da parte della Bce, posizione – secondo P. Gautry di UBP – in controtendenza rispetto a quella dei suoi omologhi stranieri. Difatti alcune Banche Centrali (come la Fed) hanno già iniziato a valutare un inasprimento delle proprie politiche monetarie, aumentando i tassi e introducendo le prime azioni di tapering. Gautry sostiene dunque che entro il 2023 vi sarà una spaccatura tra gli Istituti Centrali – ormai prossimi a un incremento dei tassi di riferimento – e la Bce, che si troverà ad affrontare una bassa inflazione mantenendo una posizione colomba e diventando molto aggressiva nel brevissimo termine. M. Watson di BlackRock afferma che tale guidance con una disposizione accomodante ostacolerà l’aumento dei tassi.