Il preoccupante aumento dell’inflazione rilevato in Germania, Francia e USA fa risalire i rendimenti sul mercato obbligazionario europeo, con il tasso di finanziamento del Bund tedesco che sale a -0,28% e il differenziale Btp/Bund in lieve contrazione a 101 punti base.
Nella giornata di ieri il Consumer Price Index ha registrato un notevole aumento a giugno dello 0,9%, quasi il doppio di quanto atteso dal consenso. Tuttavia, secondo C. Hepworth di GAM Investments, i dati USA non vengono intesi dal mercato come segnali di una nuova era di inflazione più elevata: evidenzia infatti come i rendimenti restino legati ai minimi recenti. La crescita di ogni componente del CPI è certamente un segnale d’allarme per la Fed: in particolare, quella relativa alle auto e camion di seconda mano ha contribuito maggiormente al rialzo dell’indice. Hepworth dubita della temporaneità dell’elevato tasso, aggiungendo che la penuria di alcune componenti potrebbe ulteriormente aumentare il prezzo degli usati.
Nell’analisi relativa ai titoli di stato tedeschi, C. Rieger di Commerzbank osserva come l’inflazione e l’offerta stiano certamente ostacolando il Bund, ma sottolinea che la banca tedesca manterrà una propensione rialzista, fiduciosa di una guidance più accomodante nel prossimo futuro da parte della Bce. Intanto la Germania ha collocato quasi 3,4 mld di euro di Bund al 2031, con un rendimento dello 0,30%.
Sulle emissioni obbligazionarie dell’Unione Europea di ieri interviene D. Messi di Julius Baer, considerandole un ottimo vantaggio per gli Stati economicamente più deboli dell’area. Difatti spiega che le iniezioni di denaro dell’Ue insieme a minori costi di finanziamento permettono a Bruxelles di raccogliere fondi a condizioni migliori.