I rendimenti dei titoli di Stato trattano sulla parità dopo il netto calo di ieri, con il costo di finanziamento del Btp decennale al 3,74% e quello del Bund decennale al 2,44%; lo spread è stabile a 130,6 punti base. I rendimenti dei Treasury americani crescono lievemente, con il bond decennale al 4,35% e il bond biennale al 4,77%.
Dopo la pubblicazione dei dati macroeconomici statunitensi di ieri, il mercato è più ottimista sulle future mosse della Fed: si assegna una probabilità del 70% di un primo taglio a settembre. Nell'Eurozona invece, “i forward del mercato monetario stimano una probabilità del 96% di un taglio a giugno, del 95% di un ulteriore taglio entro la fine del terzo trimestre e del 97% di un terzo e ultimo taglio nel quarto, che porterebbe il tasso di deposito al 3,25%", puntualizzano gli esperti di Unicredit Research. "Le influenze tra Bce e Fed sono significative. Francoforte dovrà incorporare nelle proprie decisioni l'impatto di un livello dei tassi Usa che resti prospetticamente più elevato, e in parallelo gli Usa saranno attenti a squilibri che possano generare forti oscillazioni sul tasso di cambio. Il Vecchio Continente è, nel complesso, forte importatore di materie prime e beni quotati in dollari. Un significativo ulteriore apprezzamento del dollaro potrebbe vanificare, per il Vecchio Continente, parte degli effetti di un taglio dei tassi", afferma infine Francesco Rossi, Mphil, Cfa - Senior Portfolio Manager di Quaestio Sgr.
Nel contesto macroeconomico, l’Istat ha rivisto al ribasso l’inflazione dell’Italia di aprile, con l’indice dei prezzi al consumo in crescita dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua. Il dato armonizzato riporta uno 0,5% su base mensile e 0,9% su base annua.