Nell'universo obbligazionario europeo, Nicolas Jullien, Global Head of Fixed Income di Candriam, mantiene "una view moderatamente positiva sulla duration in euro attraverso il segmento a 10 anni. Il quadro resta leggermente favorevole, con il fair value, il sentiment, i flussi e i fattori tecnici che puntano tutti nella stessa direzione, anche se nessuno di essi giustifica una posizione aggressiva. Da metà marzo il rendimento dei Bund si è mosso in un ampio intervallo compreso tra il 2,9% e il 3,1%, e l'estremità superiore di tale range continua a offrire un valore più elevato rispetto al rischio di spread nei mercati periferici".
Per l'esperto il principale driver dei tassi europei rimane il prezzo del petrolio. L'aumento dei prezzi energetici ha eclissato il tradizionale riflesso "fly to quality", determinando una maggiore correlazione della duration ai mercati azionari rispetto a quanto ci si aspetterebbe normalmente in presenza di uno shock geopolitico. Di fatto, la correzione di mercato si è verificata quasi esclusivamente attraverso il tasso privo di rischio, poiché anche le azioni includono questa componente nella loro valutazione.
Il ciclo economico è peggiorato. Gli indicatori di crescita hanno subito un brusco rallentamento, le probabilità di recessione sono aumentate e i Pmi si sono indeboliti, inizialmente nei servizi. "Non interpretiamo i dati solidi sul fronte manifatturiero (e quindi i Pmi compositi equilibrati) come una resilienza strutturale, ma piuttosto come un effetto di accumulo delle scorte, con alcuni ordini che sono stati anticipati. Questo indebolimento non è ancora pienamente riflesso nel mercato e dovrebbe fornire un supporto a medio termine alla duration", puntualizza Jullien. (riproduzione riservata)