Come largamente previsto dagli economisti, nella riunione di oggi la Bce ha confermato il mantenimento dell’attuale ritmo di acquisti del programma di emergenza pandemica anche nel prossimo trimestre, sottolineando che sarà “significativamente più elevato” rispetto all’inizio dell’anno. L’istituto centrale pertanto proseguirà con gli acquisti netti in ambito Pepp almeno fino alla fine di marzo 2022, con una dotazione finanziaria di 1850 mld di euro.
Il messaggio accomodante giunto dalla conferenza si riflette sullo spread Btp/Bund, che si restringe ulteriormente intorno ai 105 punti base, a conferma di quanto asserito da Unicredit. In generale i rendimenti dei titoli di Stato dell’area Euro salgono, col rendimento del Bund tedesco a -0,23%.
Un monito arriva da M. Kazmi di Union Bancaire Privee, il quale spiega che, nonostante il mantenimento di passo, la politica monetaria della Bce nel medio termine potrebbe divenire meno accomodante in virtù delle buone prospettive di crescita. A tal proposito, nella conferenza di oggi Lagarde ha dichiarato che la ripresa dovrebbe accelerare nella seconda metà del 2021 - spinta dalle riaperture e dai progressi della campagna vaccinale – ribadendo tuttavia che le prospettive restano aleatorie a causa della pandemia ancora in atto.
Per quanto concerne l’inflazione, la presidente spiega che è prevista un’accelerazione nella seconda metà dell’anno, destinata in seguito ad arrestarsi: l’attuale rialzo dei prezzi risulta dunque causato da fattori momentanei, placando così i timori espressi dagli investitori.
Sul post-Pepp interviene infine Capital Economics, immaginando che vi sarà un’intensificazione del programma standard di acquisto asset al termine definitivo del Qe pandemico.