Nella seduta odierna i rendimenti obbligazionari nell'Eurozona hanno continuato a salire dopo il forte balzo di ieri, alimentato dai dati sull'inflazione negli Stati Uniti ad aprile, salita più delle già elevate attese di mercati, con un +4,2% su base annua. Il balzo dei prezzi al consumo è stato, dunque, più ripido del previsto e ha esacerbato i timori che l'inflazione potesse spingere la Federal Reserve ad accelerare la tempistica per ridimensionare le sue politiche accomodanti. Il tasso di finanziamento del Bund tedesco ha chiuso in rialzo di due punti base al -0,11%, mentre il rendimento del Btp decennale è salito all'1,06%. Lo spread ha chiuso a 117,38 punti base.
Secondo gli analisti, è probabile che il rendimento del Bund tedesco a 10 anni tocchi il livello dello 0% durante l'estate. Tuttavia, gli esperti credono di dover assistere ad una ripresa sostenibile dell'inflazione prima che il mercato possa diventare strutturalmente ribassista sulle obbligazioni. Infatti, una posizione di questo tipo sui bond richiederebbe una prospettiva di ripresa sostenibile delle dinamiche di inflazione, condivisa anche da famiglie e imprese e non solo dai mercati. Per aumentare effettivamente l'inflazione, è necessario anche un mercato del lavoro rigido, compresi notevoli aumenti salariali. In questo senso, il mercato sta scontando il primo aumento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea nel secondo trimestre del 2023, decisamente troppo presto.
Sul fronte primario, oggi l'Italia ha collocato 3 miliardi euro di Btp all'aprile 2024, 4,5 miliardi del nuovo Btp a luglio 2028 e 1,75 miliardi di Btp al settembre 2051, raccogliendo una domanda complessiva da 12,5 mld euro.