BusinessShein, il titolo cede anche nella seconda seduta a Hong Kong (-5%)
Dopo un esordio debole sulla piazza asiatica, le azioni del marchio chiudono a 46 dollari locali. «Lusso, fast fashion, e-commerce e ultra-fast fashion rispondono ormai a dinamiche molto diverse e il mercato sta diventando sempre più selettivo», commenta Gabriel Debach di eToro
Il debutto in borsa di Shein si conferma difficile. Dopo il crollo di oltre il 10% registrato nella prima seduta a Hong Kong, il titolo del colosso cinese dell’ultra fast fashion ha perso fino al 5% circa nella seconda giornata di contrattazioni, chiudendo a 46 dollari di Hong Kong (pari a 5,06 euro al cambio di oggi), contro i 48,56 dollari (5,34 euro) fissati come prezzo di riferimento dell’ipo. Nella stessa giornata l’indice Hang Seng ha chiuso sostanzialmente invariato.
Martedì, le azioni Shein erano scese sotto quota 44 dollari (4,84 euro), prima di recuperare quasi interamente le perdite e chiudere a 48,50 dollari (5,33 euro), in calo dello 0,12% rispetto al prezzo di collocamento. Secondo gli analisti, il recupero registrato nel finale della prima seduta sarebbe stato favorito dalle cosiddette misure di stabilizzazione, strumenti che possono essere utilizzati nelle grandi quotazioni per contenere forti ribassi del titolo nelle prime giornate di scambi.
Con l’ipo Shein ha raccolto 1,74 miliardi di dollari statunitensi (circa 1,5 miliardi di euro), raggiungendo una valutazione di 26,15 miliardi di dollari (22,5 miliardi di euro), ben al di sotto dei quasi 100 miliardi di dollari (circa 86,2 miliardi di euro) toccato nel 2022. Il gruppo, dopo quattro anni di rinvii e i tentativi falliti di approdare alle Borse di New York e Londra, ha scelto Hong Kong per la quotazione.
«Il debutto di Shein è interessante perché ricorda quanto sia diventato difficile parlare di fashion in borsa come se fosse un unico settore. Lusso, fast fashion, e-commerce e ultra-fast fashion rispondono ormai a dinamiche molto diverse e il mercato sta diventando sempre più selettivo», osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro. «La prima reazione è già un segnale. Shein ha perso fino a quasi il 10%, poi ha recuperato gran parte della flessione. Un’accoglienza fredda, soprattutto se confrontata con l’appetito che nel 2026 ha accompagnato molte ipo cinesi legate ad Ai, semiconduttori e robotica».
A cambiare, tuttavia, sono anche le condizioni in cui opera il modello di Shein, sempre più esposto a pressioni regolatorie e ambientali. «Mentre a Hong Kong si batteva il gong, in Francia entrava in vigore il malus sull’ultra-fast fashion: nel 2026 fino a 12 euro a capo, con un tetto al 50% del prezzo al netto delle imposte. È un esempio concreto di come stia cambiando l’ambiente in cui questo modello deve operare. A logistica e acquisizione del cliente si aggiungono progressivamente costi regolatori, ambientali e di gestione del fine vita del prodotto», conclude Debach. (riproduzione riservata)
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