BusinessShein chiude la prima settimana in borsa con un calo del 19%
Nella seduta di oggi il titolo guadagna il 3,15% a 39,34 dollari di Hong Kong, dopo la flessione del 21,4% registrata venerdì. Dalla quotazione persi circa 5 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il gruppo punta intanto su nuove acquisizioni, a partire da Everlane, per diversificare il business e rilanciare la crescita
Shein perde circa il 19% dal debutto alla borsa di Hong Kong. A una settimana dall’avvio delle contrattazioni, il titolo del colosso cinese dell’ultra fast fashion si attesta a 39,34 dollari di Hong Kong (circa 4,32 euro al cambio di oggi), nonostante il recupero del 3,15% registrato nella seduta odierna. Il valore resta infatti distante dai 48,56 dollari (5,33 euro) fissati per il collocamento. Venerdì, al termine delle prime tre sedute di contrattazione, le azioni avevano chiuso a 38,14 dollari (4,19 euro), segnando una flessione del 21,4% rispetto al prezzo di collocamento.
Secondo Bloomberg, il calo ha portato la capitalizzazione di Shein a circa 21 miliardi di dollari statunitensi (18,1 miliardi di euro), dai circa 26 miliardi di dollari (22,4 miliardi di euro) al momento della quotazione, con una perdita di valore di mercato nell’ordine dei 5 miliardi di dollari (4,3 miliardi di euro). Il -19% registrato nei primi cinque giorni di contrattazioni rappresenta inoltre la seconda peggior performance per una società che abbia raccolto almeno 1 miliardo di dollari (860 milioni di euro) in una quotazione a Hong Kong, alle spalle del -19,9% segnato da Baidu.
La performance delle prime sedute arriva mentre Shein cerca di convincere gli investitori che il proprio modello di business possa andare oltre l’ultra fast fashion. Come evidenzia un’analisi di Reuters, il gruppo punta sulle acquisizioni per rilanciare la crescita dopo il rallentamento delle vendite, forte di circa 15 miliardi di dollari (12,92 miliardi di euro) di liquidità, a cui si aggiungono gli 1,74 miliardi (1,5 miliardi di euro) raccolti con l’ipo. Nel prospetto, Shein ha confermato il piano per acquisire il marchio statunitense Everlane per 80 milioni di dollari (68,88 milioni di euro), in un’operazione che Reuters definisce un primo «dry run» di una strategia più ampia, volta a trasformare il gruppo in una piattaforma anche per i brand acquisiti, mettendo a disposizione la propria rete produttiva, logistica e commerciale.
La sfida è dimostrare che questo nuovo modello possa compensare il rallentamento del business principale. Nel 2025 i ricavi di Shein sono aumentati dell’8% a 41,8 miliardi di dollari (36 miliardi di euro), in frenata rispetto al +21% del 2024 e al +41,1% del 2023. Il rallentamento è proseguito nel primo trimestre del 2026, quando le vendite sono cresciute dell’1,1% a 9,05 miliardi di dollari (7,8 miliardi di euro), mentre il gruppo è passato da un utile di 395 milioni di dollari (340 milioni di euro) a una perdita di 99 milioni (85,3 milioni di euro). Sul business model del gruppo pesa anche l’aumento dei costi logistici, legato anche alla guerra in Iran, oltre alla fine dell’esenzione doganale «de minimis» negli Stati Uniti e nell’Ue, che ha aumentato i costi sui piccoli pacchi provenienti dalla Cina.
Sul fronte regolatorio, inoltre, dal 1° settembre è entrata in vigore in Francia la nuova penalizzazione economica sui prodotti dell’ultra-fast fashion, che potrà arrivare fino a 19,5 euro per articolo entro il 2030, con un tetto al 50% del prezzo al netto delle imposte. Una misura che espone in particolare operatori come Shein e che ha già provocato la reazione di Pechino.
Shein punta intanto a rafforzare il programma Xcelerator, attraverso cui l’azienda offre ai brand l’accesso alla propria rete manifatturiera, ai magazzini, alla logistica e alla piattaforma commerciale globale. Tra i brand già coinvolti c’è Missguided, il retailer britannico di fast fashion acquisito da Shein nel 2023. Secondo il prospetto, uno dei marchi coinvolti nel programma ha aumentato le vendite di circa 15 volte nel secondo anno, migliorando il margine operativo di oltre 30 punti percentuali e riducendo di circa due terzi i giorni di rotazione delle scorte. Resta tuttavia il nodo della reputazione. L’annuncio dell’acquisizione di Everlane ha provocato forti reazioni negative da parte dei clienti del marchio americano, legati al suo posizionamento sulla sostenibilità e sulla trasparenza della filiera. (riproduzione riservata)
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