CulturePieter Mulier, primo giorno di lavoro da Versace
Lo stilista belga inaugura il nuovo corso con un post che ritrae una Medusa scolpita nel marmo e la scritta «First day». Il debutto delle sue collezioni è atteso a gennaio 2027, quando la maison potrebbe riportare in scena l’Atelier a Parigi. Al suo fianco lavorerà Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo del marchio
Una Medusa di marmo. Monumentale e immobile, quasi a evocare un nuovo inizio scolpito nella pietra. Sopra, due sole parole, in maiuscolo: «First day». Nessun manifesto programmatico, nessuna intervista, nessuna anticipazione. Pieter Mulier ha scelto un post su Instagram per segnare il suo ingresso ufficiale in Versace. Da oggi il designer belga prende possesso della direzione creativa della maison, ma per vedere il risultato del suo lavoro servirà ancora pazienza.
Le prime creazioni arriveranno infatti non prima di gennaio 2027. L’ipotesi più accreditata è il ritorno di Versace atelier sulle passerelle di Parigi durante la settimana della haute couture, anche se resta aperta la possibilità di un debutto attraverso il calendario maschile. Prada, che da aprile controlla la maison della Medusa, è infatti uno dei pochi grandi gruppi del lusso ad avere mantenuto una chiara separazione tra sfilate uomo e donna. La strategia del nuovo corso è ancora tutta da scrivere.
Una certezza, invece, c'è già. Mulier lavorerà a stretto contatto con Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo di Versace, chiamato a costruire insieme al designer il rilancio della griffe fondata da Gianni Versace. Una sfida osservata da tutta l’industria della moda: da una parte un marchio tra i più iconici del lusso italiano, dall’altra uno dei creativi più rispettati della sua generazione, reduce dal rilancio di Alaïa.
Per quasi vent’anni Pieter Mulier è stato il braccio destro di Raf Simons. Prima nello storico marchio del designer belga, poi da Jil Sander, quindi da Dior e infine da Calvin Klein, accompagnando ogni svolta creativa del suo mentore. Un percorso lontano dai riflettori ma decisivo per costruire una reputazione fatta di rigore, cultura del progetto e capacità di interpretare identità molto diverse senza tradirne il Dna.
La svolta personale arriva nel 2021, quando Richemont gli affida la direzione creativa di Alaïa. È la sua prima esperienza da solo. In appena cinque anni riesce in quello che molti consideravano impossibile: riportare la maison fondata da Azzedine Alaïa al centro della conversazione globale. Studia gli archivi, recupera il linguaggio scultoreo del couturier tunisino e lo proietta nel presente senza trasformarlo in nostalgia.
Nasce così una vera Renaissance. Gli abiti mantengono la costruzione architettonica e la sensualità tipica della maison, ma dialogano con una nuova generazione di clienti. Accessori come la borsa Teckel e le ballerine in mesh diventano bestseller internazionali e simboli di un lusso sofisticato ma desiderabile. Nel 2025 arriva anche la consacrazione con il premio di Designer of the year ai Fashion awards.
Classe 1978, nato a Ostenda nelle Fiandre occidentali, Mulier proviene da una famiglia di medici. Da ragazzo preferisce il pianoforte, il teatro e il disegno allo sport. Dopo un primo tentativo a Giurisprudenza passa ad Architettura all’Institut Saint-Luc di Bruxelles. Ed è proprio lì che il destino cambia direzione.
Durante un progetto universitario dedicato al concetto di sopravvivenza presenta una tuta integrale progettata per affrontare qualsiasi colloquio di lavoro, senza bottoni né aperture che potessero creare imbarazzo o «autosabotaggio». Tra i professori invitati c’è Raf Simons, che resta colpito dall'originalità del progetto e gli offre uno stage. È l’inizio di un sodalizio professionale destinato a durare quasi vent'anni.
Quando Simons passa a Jil Sander nel 2005, Mulier lo segue occupandosi degli accessori. Più tardi, dopo una pausa per assistere il padre malato, ritrova il suo mentore da Dior, dove assume il ruolo di design director dell’atelier, lavorando finalmente anche sull'abbigliamento. L’ultima tappa condivisa sarà Calvin Klein, prima di una breve pausa durante la quale Mulier pensa perfino di lasciare la moda per dedicarsi al design d'arredo.
Nel 2020, mentre è vicino a firmare con un'azienda di mobili, arriva invece la telefonata di Richemont. Alaïa cambia il corso della sua carriera. Oggi è Versace ad affidargli una missione ancora più delicata: rilanciare una delle maison più riconoscibili al mondo dopo l'ingresso nel gruppo Prada.
Anche la sua vita privata si è intrecciata a lungo con uno dei protagonisti della moda contemporanea. Per diciotto anni Mulier è stato il compagno di Matthieu Blazy. I due si erano conosciuti proprio nello studio di Raf Simons agli inizi della carriera, condividendo per molti anni un percorso tanto personale quanto professionale. Oggi entrambi guidano due delle maison più importanti entrate nell'universo Prada: Blazy da Chanel, Mulier da Versace. Un curioso incrocio di destini che racconta anche l'influenza esercitata dalla scuola di Raf Simons sulla moda contemporanea.
Per il momento, però, tutto si riassume in un'immagine. Una Medusa scolpita nel marmo e due parole. «First day». Il resto comincerà a raccontarlo la passerella. (riproduzione riservata)
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