BeautyIl progetto Beauty heritage debutta a Pitti fragranze
L’iniziativa punta a coinvolgere su scala nazionale l’intero sistema beauty, dalle grandi alle micro aziende, per recuperare e valorizzare gli archivi della bellezza
La memoria come leva di competitività. È questo il punto di partenza di Beauty heritage, il progetto presentato sabato a Pitti fragranze per portare anche la cosmetica italiana nel percorso di tutela e valorizzazione degli archivi d’impresa già avviato in altri comparti del Made in Italy. L’iniziativa, promossa da un pool di esperte, quali la giornalista Stefania Bellinazzo, la docente e archivista di Stato Maria Canella e la specialista di comunicazione Isella Marzocchi, punta a coinvolgere l’intero sistema beauty, dalle grandi aziende alle realtà familiari e pmi, per recuperare e rendere fruibili documenti, formule, immagini, packaging, testimonianze e saperi.
«Beauty heritage riprende l’esperienza nata a Firenze nel 2009, quando il Ministero della cultura ha avviato il progetto Archivi della moda del ’900, coinvolgendo tutta la filiera della moda nella valorizzazione del proprio patrimonio. Il mondo della bellezza non aveva ancora intrapreso un percorso analogo», ha spiegato Canella. Da qui l’invito a grandi e piccole aziende a prendere parte a un progetto di respiro nazionale che non guarda soltanto ai documenti conservati nelle imprese, ma alla storia e alle storie che li attraversano: dalle famiglie ai rapporti umani, dalle banche alle fiere che hanno sostenuto lo sviluppo delle aziende, fino all’editoria di settore. «Beauty heritage è un progetto dal valore strategico, che punta a tutelare e salvare gli archivi per rilanciarli nel futuro», ha aggiunto Canella.
Un progetto che assume particolare rilevanza alla luce della struttura attuale del comparto. Secondo i dati presentati durante il panel «La bellezza non si archivia: conservare per creare» da Renato Ancorotti, fondatore e presidente di Ancorotti cosmetics e senatore della Repubblica, il settore cosmetico italiano è composto per il 13% da grandi imprese, per il 52% da pmi e per il 34% da microaziende. Una fotografia che, secondo l’imprenditore, evidenzia la capacità del settore di far crescere le realtà più piccole: «Il nostro settore offre a chi inizia grandi possibilità di crescere», ha affermato.
In questo scenario, l’heritage può diventare uno strumento per rafforzare identità e posizionamento, soprattutto in vista dell’internazionalizzazione. «Gli archivi sono la prova tangibile del lavoro delle persone», ha proseguito Ancorotti, sottolineando come la conoscenza del passato possa diventare una fonte d’ispirazione per l’innovazione. Nell’azienda dell’imprenditore, ad esempio, l’archivio con materiali a partire dal 1917 sarà digitalizzato per renderlo più accessibile.
Beauty heritage nasce inoltre con una dimensione collettiva. L’obiettivo, infatti, è costruire una memoria condivisa della beauty industry tricolore, mettendo in rete patrimoni oggi spesso frammentati. Un approccio che può sostenere anche la crescita delle imprese più piccole. «Più queste cose vengono condivise e conosciute, più si riesce anche a fare degli upgrade da microazienda a piccola azienda», ha sottolineato Ancorotti.
La sfida guarda anche alle nuove generazioni. «Le nuove tecnologie da sole non bastano per crescere, ma dobbiamo sfruttare i nostri saperi e il nostro passato, con grande attenzione all’intera filiera», ha sottolineato Canella. Il progetto punta quindi anche a coinvolgere in futuro neolaureati, giovani storici e giornalisti, per fornire loro gli strumenti necessari a leggere, raccontare e utilizzare il patrimonio della cosmesi italiana. Con l’obiettivo di trasformare gli archivi da deposito del passato in patrimonio vivo, capace di alimentare identità, innovazione e sviluppo. (riproduzione riservata)
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