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Il nuovo Narciso si specchia in piscina

Icone moderne come Paul Mescal, Timothée Chalamet e Marracash incarnano una mascolinità up to date, liquida come la swimming pool, tema di Pitti 110. Con silhouette fluide da Prada a Loewe e Giorgio Armani

di Ursula Beretta
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Un look Dolce&Gabbana spring-summer 2026 (courtesy Dolce&Gabbana)
Un look Dolce&Gabbana spring-summer 2026 (courtesy Dolce&Gabbana)

Scordatevi specchi dorati, perfezione urlata e vanità esibite come trofei. Il nuovo Narciso cerca l’immagine del suo bel viso riflessa nell’acqua di una piscina e, se ci finisce dentro, succede più probabilmente per allenarsi che per contemplarsi. La forma fisica è diventata parte integrante del suo stile, certamente, ma la bellezza contemporanea sembra avere sempre meno a che fare con l’ostentazione e sempre più con un’inedita forma di consapevolezza emotiva. È il nuovo uomo della moda, che cura il proprio aspetto senza trasformarlo in armatura o in un amplificatore del proprio ego, bensì in un’occasione per esprimere se stesso e, soprattutto, la sua essenza mutata, apparentemente vanesia, realmente profonda. Perché l’uomo di oggi si veste bene, si osserva, conosce il valore dell’estetica, ma non teme più di apparire fragile, romantico, perfino vulnerabile, perché queste sono tutte caratteristiche che fanno parte della sua anima.

Non è un caso che proprio la piscina sia stata scelta come simbolo dell’edizione di Pitti uomo 110. Nella visione dei curatori dell’allestimento, Chris Vidal Tenomaa e Tuomas Laitinen, l’acqua diventa uno spazio di trasformazione, metafora di un’identità maschile sempre meno rigida e sempre più fluida. La complice perfetta di un Narciso contemporaneo, in estrema sintesi, che non si chiude nel culto di sé ma che, al contrario, usa la propria immagine per raccontare una sensibilità nuova. La sua. Tremate, tremate, i narcisi sono tornati, dunque, ma questa volta non portano come vessillo uno sfrenato culto autocelebrativo piuttosto preferiscono amplificare, anche e soprattutto con quello che scelgono di indossare, il piacere di sentirsi bene dentro la propria pelle. Una vera rivoluzione gentile che arriva oggi a un’ulteriore consapevolezza dopo un percorso capace di dribblare visioni tradizionali e credenze radicate nel pensiero comune e ancora legate a un concetto di virilità forte e dominante. Se, per anni, la moda uomo ha costruito mascolinità granitiche, dominate da un immaginario performativo e quasi militaresco declinato tra completi impeccabili come divise, corpi scolpiti da esibire, lusso aggressivo, virilità trasformata in status symbol, oggi invece sceglie la fluidità, di cui l’acqua della sopraddetta piscina è la rappresentazione perfetta. Liquida, appunto, instabile, riflettente. E fluida.

Un look Armani spring-summer 2026 (courtesy Armani)
Un look Armani spring-summer 2026 (courtesy Armani)

Una tendenza che si è sfilacciata nel corso degli anni e che ha incrinato il concetto stesso di maschile sfacciato e autarchico, sciogliendo certezze e durezze estetiche. Il risultato è stata la creazione progressiva di un menswear in grado di abbandonare rigidità e sovrastrutture per lasciare spazio a silhouette più morbide, gesti più rilassati e a un’eleganza meno gridata. Non è un caso che uno dei fotogrammi più potenti delle ultime stagioni sia il pigiama rétro di Dolce&Gabbana, inteso non più come semplice indumento domestico ma assurto a simbolo di una mascolinità sofisticata e rilassata, che trasforma l’intimità in stile. Allo stesso modo, le giacche liquide di Giorgio Armani continuano a raccontare un uomo che non ha bisogno di irrigidirsi per apparire autorevole, mentre le silhouette poetiche di Prada e l’approccio artistico di Loewe sembrano muoversi sempre più nella direzione di una sensualità malinconica, intellettuale, quasi contemplativa. Persino il quiet luxury che ha dominato gli ultimi anni sembra inserirsi perfettamente in questa ridefinizione del maschile contemporaneo.

Lontano dall’ostentazione logata e dal lusso aggressivo degli anni Dieci, marchi come Brunello Cucinelli hanno costruito un’estetica fatta di cashmere impalpabili, palette neutre, volumi morbidi e tailoring rilassato in grado di trasformare l’eleganza in una forma di benessere interiore. Non più potere da esibire, dunque, ma equilibrio da abitare. Con l’obiettivo, nemmeno tanto silente, di rassicurare più che di impressionare. Del resto, anche lo stesso rapporto con il corpo è cambiato e il nuovo Narciso allena se stesso più per equilibrio che per esibizione. In questo contesto, lo sportswear contemporaneo non parla più soltanto di competizione e di performance ma di benessere, autocura e comfort. L’activewear urbano, protagonista sempre più centrale delle collezioni uomo, fonde tessuti tecnici, linee pulite e funzionalità quotidiana in un guardaroba pensato per accompagnare uno stile di vita fluido, dinamico e insieme sofisticato. Persino il dandy contemporaneo sembra essersi trasformato e ha abbandonato la sua aura contemplativa e lussuosamente autoreferenziale scegliendo di indossare le vesti di uomo curioso, mobile, aperto all’avventura, che alterna tailoring rilassato e sneakers performanti, giacche impeccabili e capi sportivi, cura di sé e desiderio di libertà. In questo senso la presenza di Simone Rocha tra i guest designer del salone appare particolarmente significativa. La designer irlandese per la sua prima collezione dedicata a lui ha pensato a un uomo che non teme di sperimentare elementi del guardaroba femminile percorrendo un passaggio che racconta delicatamente la trasformazione in corso in cui il maschile vive la delicatezza come possibilità espressiva.

Un look Prada spring-summer 2026 (courtesy Prada)
Un look Prada spring-summer 2026 (courtesy Prada)

Mai come oggi infatti dettagli romantici, tessuti fluidi e suggestioni d’archivio fanno parte del guardaroba dell’uomo, senza bisogno di giustificazioni teoriche o provocazioni programmatiche. La fragilità smette di essere qualcosa da nascondere e diventa una voce importante del linguaggio estetico contemporaneo. A incarnare questa nuova sensibilità sono anche molti dei protagonisti più osservati della cultura pop contemporanea. Paul Mescal, con i suoi shorts minuscoli e la sua malinconia disarmante, ha trasformato la sensualità spontanea e gentile in uno dei nuovi codici del desiderabile. Timothée Chalamet ha fatto della propria immagine fragile, teatrale e continuamente reinventata una forma di espressione artistica. Harry Styles ha definitivamente sdoganato l’ornamento maschile, rendendo fluidità e vanità qualcosa di libero, giocoso e mai aggressivo. Jacob Elordi, con la sua essenza sospesa tra il divo hollywoodiano d’altri tempi e la vulnerabilità emotiva attuale, sembra incarnare perfettamente questo nuovo ideale di uomo, elegante ma accessibile, sofisticato ma malinconico, esattamente come Damiano David, in equilibrio tra sensualità rock e costruzione estetica consapevole, che continua a mostrarsi forte senza rinunciare al suo lato più frangibile. Persino mondi tradizionalmente legati a un immaginario più duro e performativo come il rap sembrano attraversati dalla stessa trasformazione.

Il rapper Marracash in Bottega Veneta (Photo by Francesco Prandoni/Getty Images)
Il rapper Marracash in Bottega Veneta (Photo by Francesco Prandoni/Getty Images)

Figure come Marracash continuano a lavorare sulla costruzione della propria immagine ma lasciano emergere inquietudini e crisi identitarie che, fino a pochi anni fa, sarebbero rimaste invisibili o, peggio ancora, ridicolizzate. E poi c’è Bad Bunny, che più di molti altri ha contribuito a ridefinire il concetto stesso di vanità maschile fondata su una potente ricerca di identità e libertà espressiva in cui manicure, gioielli e styling gender fluid sono strumenti di un racconto personale più che semplici accessori da palcoscenico. Ma il nuovo Narciso è, inevitabilmente, anche digitale. Continua a guardarsi ma non più per dominare il mondo, piuttosto per capire chi è realmente. Il suo specchio è lo schermo di uno smartphone, una story su Instagram, un selfie riflesso nella vetrina di una palestra o nell’ascensore di un hotel. Eppure, rispetto all’estetica iper-performativa dello scorso decennio, qualcosa sembra profondamente cambiato. La costruzione dell’immagine personale, lungi dall’apparire alla stregua di una vanesia ostentazione di successo, si delinea molto più come una ricerca di autenticità, libertà e riconoscimento emotivo. Che, attenzione, ha smesso di coincidere con l’arroganza per trasformarsi invece in un linguaggio attraverso il quale raccontare desideri e possibilità.

Il nuovo Narciso, in fondo, preferisce l’acqua di una piscina perché è una superficie mobile e imperfetta che restituisce immagini sempre in trasformazione. Ed è forse questa la direzione verso cui sembra muoversi oggi la moda uomo, meno ossessionata dalla perfezione e più interessata all’opportunità di raccontare identità autentiche, mutevoli e profondamente umane. (riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 16/06/2026 02:00
Ultimo aggiornamento: 16/06/2026 02:00
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