BusinessHugo Boss, i Marzotto non cedono. Perché l’opa Frasers da 38 euro non convince i soci storici
La famiglia veneta detiene circa il 14% e non intende aderire all’offerta pubblica d’acquisto da 2 miliardi lanciata dal gruppo inglese sull’azienda d’abbigliamento tedesca. Il delisting quindi appare difficile e la partita rimane aperta
Una lunga partita a scacchi, destinata forse a durare ancora un po’. È quella che Giovanni Tamburi ha giocato, attraverso la sua holding di investimenti Tip, con un marchio celebre dell’abbigliamento, Hugo Boss, su cui nei giorni l’inglese Frasers group di Mike Ashley, primo azionista con una quota del 26% (ma probabilmente irrobustita attraverso l’acquisto di opzioni), ha lanciato un’opa a 38 euro per azione rispetto ai circa 35 a cui il titolo era scambiato sul listino di Francoforte fino a quel momento.
Quella su Hugo Boss, come detto, è una partita iniziata tempo fa, nel 2015, quando una parte della famiglia Marzotto, attraverso Zignago Holding e un’altra società dei cugini, Pfc, decise di scendere di nuovo in campo dopo l’uscita da Hugo Boss del fondo Permira, a cui gli stessi Marzotto anni prima avevano ceduto il marchio tedesco (lo possedevano dal 1991). Il rientro avvenne con il titolo allora a circa 100 euro, per un totale di 500 milioni, e che col senno di poi si può definire infelice, dal momento che il segmento moda di fascia medio-alta negli anni successivi ha affrontato una fase decisamente poco brillante, che nel caso di Hugo Boss è stata appesantita da scelte gestionali discutibili, molto legate alla presenza dei rappresentanti del sindacato nel consiglio di amministrazione del gruppo tedesco. E che portarono - è storia di pochi anni fa - alla sostituzione del ceo con Daniel Grieder (già alla guida di marchi prestigiosi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein), che ha il merito di aver impostato un parziale rilancio.
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Entrata in quella occasione con una quota dell’1% del capitale nella casa d’abbigliamento, Tip ha subito a sua volta una perdita che, data la presenza negli anni scorsi di utili molto rilevanti da altre partecipazioni, è stata facilmente assorbita con progressive svalutazioni fino a portarne il valore in bilancio a 20 euro per azione. E che alla fine si è tramutata in una rilevante plusvalenza quando, l’anno scorso, proprio a causa del balletto che House of Fraser continuava a fare con le opzioni e che secondo lo stesso Tamburi rendeva l’andamento del titolo fortemente falsato, Tip ha ceduto l’intera partecipazione a un prezzo di circa 38 euro. Una parte di quell’incasso il finanziere ha deciso di reinvestirlo di nuovo in Hugo Boss, ma questa volta attraverso opzioni call, scommettendo quindi sulla probabile futura sostanziale rivalutazione, che a suo parere era logico attendersi una volta che il titolo fosse uscito dal cono d’ombra che continua a caratterizzare non solo i titoli del lusso (Lvmh negli ultimi due anni ha perso circa il 33%), ma anche quelli del lusso aspirazionale. Non è noto che cosa farà Tip con tali opzioni, che certamente, al prezzo di quasi 40 euro raggiunto giovedì 11, con l’azione balzata del 9% superando di netto il prezzo d’offerta, già garantiscono un buon utile, ma il valore intrinseco della società continua a essere considerato molto superiore, per cui sarebbe più logico attendere.
A questo punto l’obiettivo del delisting difficilmente dovrebbe essere raggiunto e anzi l’opa a 38 euro potrebbe segnare una sorta di minimo logico per la quotazione del futuro. La sensazione del mercato è che Fraser o non rilancerà o lo farà di poco, come semplice gesto di buona volontà, magari dopo aver sentito qualche azionista di rilievo per non incorrere in un totale flop. Oppure, come sostengono altri, questa opa è semplicemente servita a far finire in modo degno il periodo delle tante opzioni incrociate, che Fraser da anni comprava e vendeva e che avevano creato molto disorientamento tra i soci, soprattutto tra quelli italiani.
Riguardo ai Marzotto, invece, la cosa più probabile è che non aderiscano all’opa ma restino nell’azionariato e nel consiglio, conoscendo la società da molti anni e non volendosi piegare ad accettare un prezzo così basso. Insomma, per tutti la partita resta molto aperta. (riproduzione riservata)
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