BusinessBrunello Cucinelli: «È il tempo del riequilibrio per crescita e profitti»
«Il lusso è alla fine di un ciclo. Dopo un +45% in dieci anni, vedo nuovi modelli di consumo», spiega a MFF l’imprenditore umanista. Che dal 17 luglio distribuirà nelle sale Usa il film sulla sua vita, Il visionario garbato. «Ora confido che si aprano spiragli per la pace nelle aree di crisi», prosegue. Mentre a Pitti uomo rilancerà l’eleganza dello spezzato
«Per noi il lavoro sta andando molto, molto bene», esordisce Brunello Cucinelli in apertura di Pitti uomo 110. La maison quotata in borsa ha chiuso il 2025 con un fatturato record di 1,408 miliardi di euro, segnando un +11,5% a cambi costanti e nel primo trimestre di quest’anno ha confermato il trend, con 369 milioni a +14%. Il 17 luglio, poi, approderà nelle sale americane il film di Giuseppe Tornatore Il visionario garbato, il lungometraggio che racconta la vita dell’imprenditore umanista. «Avremo ancora una sana crescita a doppia cifra, come in tutti gli anni passati», prosegue, leggendo la fase attuale come un passaggio di riequilibrio necessario dopo il triennio di espansione post-Covid.

Una lettura che trova un’eco nelle analisi di Bain & company, secondo cui il lusso non è in crisi ma in ridefinizione: una fase di policrisi in cui oltre il 70% dei clienti persi sarebbe pronto a tornare, ma con nuovi modelli di consumo e maggiore selettività. «Il lusso è alla fine di un ciclo», osserva Cucinelli, che vede nel quinquennio 2021-2025 una crescita eccezionale, seguita da due anni di assestamento. «Serve un riequilibrio della crescita e dei profitti, una sostenibilità più ampia del sistema». Anche sul piano geopolitico il suo sguardo resta ottimista: «Credo che a breve si possa arrivare a una sorta di nuova Pace di Westfalia», dice, evocando una distensione globale dopo anni di crisi diffuse, come accadde nel 1648 dopo la Guerra dei Trent’anni che sconvolse tutta l’Europa con conflitti di religione. Nel dibattito sulla moda che cambia, Cucinelli si sofferma proprio sulle dinamiche di ciclo: «Le grandi maison hanno avuto una crescita esponenziale, ma ogni ciclo ha bisogno di nuove energie, nuovi nomi, nuove idee». E qui richiama indirettamente ancora Bain: il mercato, sottolinea, non si contrae, ma si sposta, si frammenta, cerca novità e identità diverse.

Il cuore della collezione presentata a Firenze, però, è tutto stilistico. E occupa uno spazio centrale nella visione del brand: «Un po’ meno abito e molto spezzato», spiega. L’eleganza si gioca nella sottrazione della rigidità e nella costruzione di un equilibrio nuovo tra formalità e disinvoltura. «Si può essere sportivi ma molto eleganti: pantaloni in cotone lavato, jeans stirato con cravatta, camicia e giacca importante». Il lessico è quello della naturalezza controllata, dove il dettaglio diventa grammatica dell’insieme. Il focus si sposta poi sui pantaloni, vero elemento di trasformazione dell’armadio maschile: «È da lì che cambia tutto. Dal fresco lana al cotone lavato, fino ai cargo portati con la giacca». Una nuova idea di formalità che non rinuncia alla raffinatezza, ma la rende più quotidiana, più fluida. In questo scenario, anche il pensiero estetico trova una sua sintesi letteraria. Cucinelli cita un principio che attraversa la storia del costume e che ben si lega alla sua visione ciclica della moda, richiamando Jean de La Bruyère: «Una moda ha appena distrutto l'ultima, per far posto a quella che la seguirà». Una frase che arriva dal Grand siècle e diventa chiave di lettura del presente, tra accelerazione e desiderio di rigenerazione. (riproduzione riservata)
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