Cavalcare il megatrend delle batterie elettriche
Il prodotto ETFS Battery Value-Chain permette di puntare su un tema ad alto valore aggiunto, la filiera delle batterie.
Tra i nuovi listing su sottostanti di nicchia ad alta potenzialità risaltano alcuni prodotti appena quotati da ETF Secutities. In questa occasione analizziamo le caratteristiche dell’Etf Battery Value-Chain GO, che permette agli investitori di accedere alle opportunità derivanti dalla crescita delle società che operano nella filiera delle batterie, con particolare focus sulla ricerca, sviluppo e produzione di veicoli elettrici. Le case automobilistiche sono univocamente indirizzate verso l’addio o la riduzione dei veicoli diesel, affiancata da un incremento di prodotti ibridi o elettrici, fattori che stimolano la domanda dei componenti associati a tali tipi di prodotti. E’ di questa settimana la sentenza di un tribunale tedesco che ha stabilito che le città di Stoccarda e Dusseldorf potranno imporre nei centri storici il divieto alla circolazione dei veicoli diesel piú inquinanti, e in parallelo il sindaco romano si è dichiarato a favore di uno stop alle auto diesel nel centro di Roma dal 2024. Tra le case automobilistiche, Volvo ha dichiarato l’addio ai motori diesel entro il 2023, affiancata dai rumors che FCA effettui la stessa scelta con scadenza ancora più breve, il 2022. Anche Toyota e Psa hanno annunciato passi simili in passato. Insomma trattasi di un nuovo mega-trend difficile dall’essere abbandonato nei prossimi anni. L’indice sottostante all’Etf adotta inoltre un filtro basato su criteri di capitalizzazione e liquidità, all’interno dell’universo merceologico prima specificato. L’innovazione tecnologica relativa allo stoccaggio dell’energia resta un driver importante nell’attuale scenario globale, con le applicazioni che vanno dai veicoli elettrici o ibridi all’elettronica di largo consumo, fino a strutture fisse come gli accumulatori e lo stoccaggio distribuito. Le regolamentazioni sempre più stringenti sulle emissioni, affiancate dagli obblighi di stoccaggio nelle reti, hanno creato opportunità per le compagnie nella filiera delle batterie. Il mercato globale dei materiali per le batterie avanzate e le celle a combustibile ha superato nel 2016 i 22 miliardi di dollari, e ci si aspetta sfiori i 33 miliardi entro il 2022 (fonte BCC Research). Il sotto-segmento delle batterie a ioni di litio, a sua volta, è visto espandersi ad un tasso annuo di crescita del 13,7%, nei prossimi cinque anni (fonte Zion Research). In termini di composizione di portafoglio si segnala una forte concentrazione del sottostante, che fa dell’Etf in oggetto un prodotto di nicchia per una parte satellite di portafoglio, anche se ad alte potenzialità sul medio termine. Il basket è infatti oggi composto da sole ventisette azioni, peraltro con una forte concentrazione su alcuni Paesi. Gli Stati Uniti in questo caso non pesano eccessivamente come ci si potrebbe immaginare, limitando la contribuzione alla performance dell’indice al 21% circa. Il carico da novanta è invece rappresentato dal mercato azionario giapponese, che da solo vale il 45% dell’indice. Altri Paesi a rilevanza non marginale sono la Corea del sud (10,5%), la Germania (7,5%), l’Australia (4,6%), la Cina (3,8%), con quote minori di Svizzera e Cile. Ne consegue anche un rischio di cambio principalmente focalizzato su yen e dollaro Usa, non coperto. Le prime dieci singole posizioni valgono oltre il 40% del basket, grazie a nomi come Orocobre (Australia, al 4,6%), Tesla (Usa, al 4,3%), Nec e Nidec (entrambe Giappone al 4,1%). In merito alla scomposizione settoriale, la chimica vale il 24% circa del portafoglio, seguita dal segmento auto (12%), componenti elettrici (8%), titoli minerari (7%), etc. Interessante l’analisi di sensitività rispetto ad alcuni classici benchmark. L’indice Solactive Battery Value-Chain ha espresso negli ultimi anni un beta di 1,08 rispetto a MSCI World, con una correlazione di 0,78. Nonostante il peso impostante del Giappone, il legame rispetto al mercato del Sol Levante è ben più blando (0,47 e 0,64), mentre le metriche rispetto all’S&P500 tornano su valori più consistenti. Il rendimento da dividendo medio dei titoli si ferma all’1,8%, con un P/e medio prossimo a 18. Tra le note positive si segnala la replica fisica completa del sottostante, che esclude i prodotti derivati. Il provider del prodotto ha scelto di reinvestire i dividendi staccati dalle azioni all’interno del Nav dell’Etf, mentre il TER è fissato allo 0,75% annuo. (riproduzione riservata)