«Siamo concentrati sul nuovo piano industriale, che sarà centrale per il nostro processo di crescita, anche all’estero. In futuro non escludiamo un aumento di capitale, ma solo se necessario per raccogliere nuove risorse per gli investimenti». Il presidente esecutivo di Zest, Marco Gay, racconta i prossimi passi della società nata ad aprile dalla fusione tra Digital Magics e LVenture Group.
L’unione ha creato il primo player italiano negli investimenti pre-seed e seed, nell’accelerazione di startup e nei programmi di open innovation e corporate venturing. «Abbiamo acquisito una caratura europea», commenta il presidente esecutivo. «Il valore generato dalle startup del nostro portafoglio, sulla base della loro ultima valutazione post-money, è di circa 1 miliardo di euro e la nostra partecipazione media è intorno all’8%».
Nel 2024 le startup del pacchetto hanno raccolto 48 milioni, con un effetto leva di 22 volte rispetto all’investimento del gruppo, che invece le ha finanziate con 2,2 milioni. L’anno di Zest si è chiuso inoltre con tre exit internazionali, quelle di Futura, Cardo AI e Fitprime, che hanno garantito un ritorno medio sull’investimento iniziale di 13,4 volte.
«Queste operazioni ci hanno procurato una liquidità importante», racconta il presidente esecutivo. «Tra cash ed equity il controvalore totale delle tre exit si è aggirato sui 6,4 milioni e siamo convinti che anche nel 2025 ne chiuderemo altre».
Nel portafoglio di Zest ci sono circa 250 startup, che per il 25% sono specializzate nell’intelligenza artificiale. «Nel solo 2024 abbiamo incontrato più di mille nuove realtà che sfruttano l’AI per innovare nei settori più maturi. Mi riferisco al fintech, all’insurtech, all’internet delle cose, al travel e al cleantech», spiega Gay. «Noi aiutiamo le startup più promettenti a raccogliere i capitali necessari. Da ieri svolgiamo questo compito con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale per l’Industria, e in generale ci serviamo anche dal network dei nostri soci».
Tra di loro ci sono Tamburi (13,7%), la Luiss (11,73%), il ceo Luigi Capello (8,56%), Alberto Fioravanti (4,43%) e lo stesso Gay (3,26%). «Azionisti di questo peso ci rendono più attrattivi per le startup che hanno bisogno della nostra consulenza. Ma anche per le aziende che credono nelle nostre attività di open innovation e corporate venturing: tra di loro ci sono Eni, Toyota, Tim, Ferrovie dello Stato e l’Esa».
Per Zest quello che si sta per chiudere è stato l’anno zero, quello appunto della fusione. Nel primo semestre il gruppo è riuscito a far salire l’utile a 7,8 milioni, valore che si confronta con le perdite di 1,7 milioni e 2 milioni di Digital Magics e LVenture accumulate tra gennaio e giugno del 2023. Il titolo invece ha affrontato un’estate difficile e ha perso oltre il 40% da inizio anno.
«Da settembre però è iniziata la ripresa», dichiara Gay. «Abbiamo recuperato circa il 60% grazie alle exit e alla migliore comunicazione finanziaria sui nostri programmi di accelerazione con le industrie». A Piazza Affari i segnali restano positivi: il 30 dicembre le azioni hanno guadagnato il 3,8%. (riproduzione riservata)