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Wall Street corre meno rischi di quanto sembri: cosa non dice il Buffett indicator

08 giugno 2026, 11:55 Ultimo aggiornamento: 09 giugno 2026, 17:08

Il livello del Buffett indicator sopra 200% solleva preoccupazioni. L’analisi di Tobias Keller, investment strategist di Unicredit

I cali guidati dal settore tecnologico e le preoccupazioni per una Fed più restrittiva hanno riportato al centro dell’attenzione le valutazioni azionarie, con il cosiddetto «Buffett indicator» che segnala uno spazio limitato per errori. Tuttavia, i cambiamenti strutturali e gli utili resilienti suggeriscono che questo parametro sovrastimi i rischi nel ciclo attuale, osserva Tobias Keller, investment strategist di Unicredit.

Wall Street corre meno rischi di quanto sembri

La serie di nove settimane consecutive di rialzi di Wall Street si è interrotta bruscamente venerdì 5 giugno, dopo che l’economia statunitense ha creato 172.000 posti di lavoro a maggio, più del doppio delle attese degli economisti, innescando una correzione forte guidata dai titoli tecnologici e riaccendendo i timori di una Federal Reserve più restrittiva.

I produttori di semiconduttori hanno subito il colpo maggiore, con il settore che ha registrato il calo giornaliero più marcato dal 2020. Allo stesso tempo, il peggioramento delle prospettive per una de-escalation in Medio Oriente e per la riapertura dello Stretto di Hormuz ha intensificato le preoccupazioni che nuove pressioni sui prezzi dell’energia possano trasformarsi in rischi inflazionistici più persistenti, avverte Keller.

In questo contesto, i tradizionali punti di riferimento delle valutazioni azionarie sono tornati sotto osservazione. Il Buffett indicator, che confronta la capitalizzazione totale del mercato azionario statunitense con il pil, è tra le metriche di valutazione più citate. Il suo livello elevato, sopra 200% (>150% mercato molto caro), solleva naturalmente preoccupazioni, continua l’esperto di Unicredit.

Cosa non dice il Buffett indicator

Tuttavia, «nei mercati odierni, caratterizzati da utili resilienti e cambiamenti strutturali, il segnale è meno netto di quanto suggerisca il dato in superficie. Il rapporto tra il Wilshire 5000 e il pil statunitense, un’approssimazione ampia del Buffett indicator, si trova ben al di sopra del suo trend di lungo periodo e all’interno di intervalli storicamente associati a dinamiche di fine ciclo», precisa Keller.

Episodi precedenti di livelli comparabili, in particolare la bolla tecnologica della fine degli anni ’90 e il rally post-pandemico del 2020-2021, sono stati entrambi seguiti da fasi di consolidamento dei mercati. Tuttavia, l’attuale contesto offre motivi importanti per essere cauti nell’interpretare questo segnale. Il Buffett indicator evidenzia un «cuscinetto» nelle valutazioni più ridotto, soprattutto in un regime macroeconomico in cui inflazione e tassi restano incerti.

«In questo senso, si rafforza un punto semplice: i mercati hanno meno margine di errore. Oltre a questo, però, il suo segnale è limitato. Il rapporto è rimasto elevato per gran parte dell’ultimo decennio senza produrre la correzione che i cicli precedenti avrebbero suggerito. Questa persistenza», spiega Keller, riflette cambiamenti strutturali che ne riducono parecchio la rilevanza:

1. Mix dei ricavi: le società quotate statunitensi generano una quota ampia e in aumento degli utili a livello internazionale, mentre il pil è domestico. Il risultato è un rapporto strutturalmente più elevato.

2. Concentrazione dei profitti: una quota maggiore dei profitti totali si concentra nelle società quotate, aumentando la capitalizzazione di mercato rispetto al reddito nazionale.

3. Utili contro pil: gli utili aziendali hanno superato nel tempo la crescita del pil nominale, interrompendo il legame storico su cui si basa l’indicatore.

Non si tratta di effetti ciclici, ma di cambiamenti duraturi. È importante sottolineare che i mercati si basano sugli utili, non sul prodotto interno lordo. «Su questa base, le valutazioni appaiono elevate, ma non eccessive. Gli utili attesi restano ben sostenuti, grazie a una redditività resiliente e a investimenti di capitale costanti, mentre i multipli di valutazione – sebbene superiori alle medie storiche – restano decisamente al di sotto dei picchi raggiunti in precedenti fasi di eccesso di mercato», sostiene Keller.

Questo indebolisce l’ipotesi di interpretare l’attuale livello del Buffett indicator come un segnale di bolla. In altre parole, «le azioni possono sembrare costose rispetto alle dimensioni dell’economia, ma molto meno se valutate in base agli utili attesi. E questo è ancora più vero perché i ricavi sono generati su un’ampia base internazionale che abbraccia più mercati. Questa distinzione è fondamentale: a differenza dei picchi precedenti caratterizzati sia da valutazioni estreme sia da aspettative sugli utili fragili, oggi il premio di valutazione è in misura maggiore sostenuto dalla profittabilità già realizzata e da una maggior visibilità futura», chiarisce lo strategist di Unicredit.

«La fase recente di ribasso rafforza questa lettura. La rapidità e la concentrazione del calo, focalizzato sui semiconduttori e sui titoli legati all’intelligenza artificiale, suggerisce che gli investitori stiano riducendo le posizioni piuttosto che rivalutando i fondamentali. A nostro avviso, si tratta di una ricalibrazione tecnica all’interno del ciclo degli utili che rimane saldamente sostenuto da fondamentali solidi». (riproduzione riservata)



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