Cosa hanno in comune il bitcoin, volatile valuta digitale che sfugge a qualsiasi briglia da parte degli organismi di controllo tradizionali, e il sistema bancario, che proprio nel rispetto di questi vincoli ha saputo prosperare e diventare il centro nevralgico della finanza per come la conosciamo oggi? Niente, direbbero vari commentatori, anche autorevoli. O forse tutto, secondo Ronit Ghose, responsabile del team Future of Finance di Citi. Profilo da banker tradizionale in una banca tradizionale, Ghose oggi esplora le evoluzioni del denaro, della finanza e della tecnologia, mettendo i risultati del suo lavoro al servizio dei clienti istituzionali e del management di Citi. E ha ormai maturato una convinzione: «Le cripto non sostituiranno il sistema bancario: piuttosto si prospetta un ecosistema in cui banche tradizionali, fintech e criptovalute coesisteranno armoniosamente, offrendo alternative diverse per differenti esigenze finanziarie».
Domanda. In che modo bitcoin e banca possono convivere in armonia?
Risposta. Pensiamo all’esempio dei mezzi di trasporto in una metropoli: si possono prendere un’auto, la metro, oppure la bicicletta. A seconda del tipo di spostamento che si sceglie di fare si sceglie il mezzo più adeguato. Per i metodi di pagamento vale lo stesso principio. Le banche rimarranno indispensabili per operazioni più complesse e di lungo termine, mentre le fintech e le criptovalute saranno utilizzate per transazioni più rapide e di pronto utilizzo.
D. Qual è il ruolo delle cripto nel nuovo scenario finanziario che si sta delineando?
R. Bitcoin e simili stanno guadagnando terreno come nuova forma di decentralizzazione finanziaria. Proprio come l’oro o i contanti, le cripto consentono alle persone di detenere e trasferire valore in modo autonomo, senza intermediari bancari. Questo non riguarda solo la possibilità di evadere le tasse o nascondere denaro, ma piuttosto la difesa della privacy e dell’autonomia in un mondo sempre più orientato al digitale.
D. Come sta cambiando il concetto di denaro?
R. Il sistema di pagamento globale sta subendo una trasformazione epocale, con l'abbandono progressivo del denaro contante. In molti Paesi, come in gran parte dell’Europa e negli Emirati Arabi Uniti, le transazioni, grandi o piccole, sono ormai quasi interamente digitali. Questo fenomeno è reso possibile dai portafogli digitali e dagli smartphone, che hanno sostituito i tradizionali sportelli bancari e bancomat, cambiando profondamente l’infrastruttura bancaria senza però alterare i meccanismi fondamentali del sistema.
D. Il che è collegato a doppio filo con la tecnologia blockchain, che peraltro è alla base anche del bitcoin.
R. Molte banche centrali stanno puntando proprio sulla blockchain per sviluppare valute digitali. Questo processo è stato accelerato dalla proposta del 2019 di Facebook di creare una valuta globale digitale, Libra. L’idea che una grande azienda tecnologica potesse lanciare una propria moneta ha spinto molti Paesi a esplorare soluzioni digitali che proteggessero le loro valute nazionali. La blockchain potrebbe diventare un'infrastruttura fondamentale nei pagamenti all'ingrosso tra banche centrali, anche se non si prevede che le banche commerciali adottino in massa sistemi basati su blockchain nel breve termine.
D. Allarghiamo lo sguardo. Stiamo vivendo l’anno zero di una nuova finanza, più digitale e decentralizzata?
R. La finanza, nei suoi elementi fondamentali, è rimasta invariata: si tratta sempre di risparmiare, prestare e muovere denaro. Tuttavia il modo in cui viene gestita e gli strumenti utilizzati si sono evoluti grazie ai progressi tecnologici. Se secoli fa il capitale di rischio veniva impiegato in spedizioni marittime pericolose, oggi il venture capital finanzia startup nei settori dell'intelligenza artificiale e del software. Nonostante i cambiamenti, i principi base sono sempre gli stessi.
D. Qual è stata per ora la rivoluzione più importante degli ultimi anni?
R. Negli ultimi 15 anni gli smartphone hanno trasformato radicalmente il mondo della finanza, rendendo obsoleti molti metodi tradizionali. A partire dagli anni ‘90 i telefoni cellulari sono diventati onnipresenti, cambiando il modo in cui le persone interagiscono con le banche. Oggi molte operazioni finanziarie che prima richiedevano incontri di persona sono gestibili tramite applicazioni mobile, democratizzando l’accesso agli strumenti finanziari.
D. L’intelligenza artificiale sarà la prossima rivoluzione?
R. Credo che la prossima grande rivoluzione nella finanza sarà l’integrazione dell'intelligenza artificiale e dell’AI generativa. Queste tecnologie trasformeranno il modo in cui le persone interagiscono con i servizi finanziari, automatizzando compiti quotidiani come la scelta del miglior mutuo o la gestione dei risparmi. Per esempio, se un mutuo è in scadenza, l’AI sarà in grado di analizzare le abitudini di spesa e di reddito di un cliente, proponendo il prodotto più conveniente senza la necessità di ore di ricerca. Questo assistente personale renderà i servizi finanziari personalizzati e accessibili anche a chi non ha accesso ai servizi esclusivi offerti alle grandi aziende o ai clienti di banche private.
D. Quali sono gli effetti collaterali?
R. Se da un lato l'AI offre numerose opportunità, dall’altro apre la porta a rischi significativi, soprattutto sul fronte della sicurezza. Tecnologie come i deepfake e le simulazioni vocali possono essere utilizzate per creare truffe sempre più sofisticate. Immaginate di ricevere una videochiamata apparentemente autentica da un familiare che chiede aiuto finanziario: l'inganno potrebbe essere così perfetto da sembrare reale. Questo scenario rappresenta la nuova frontiera della criminalità digitale e sarà necessario rafforzare le misure di sicurezza per far fronte a questa minaccia.
D. La sfida dell’AI renderà obsolete le banche tradizionali a vantaggio delle fintech?
R. Le fintech sono in vantaggio rispetto alle banche tradizionali nella corsa all’implementazione dell’AI. Questo perché le fintech nascono già con una struttura tecnologica integrata, che facilita l'accesso ai dati e l'uso del cloud. Al contrario molte banche tradizionali, guidate da esperti di finanza e non di software, tendono a non dare priorità all’innovazione tecnologica, rimanendo ancorate a modelli di business più tradizionali. Tuttavia per rimanere competitive anche le banche tradizionali dovranno adattarsi. (riproduzione riservata)