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Venture Capital, nel 2023 è rallentata la raccolta per le startup fintech in Italia
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Venture Capital, nel 2023 è rallentata la raccolta per le startup fintech in Italia

di Stefania Peveraro
26 dicembre 2023, 19:30 Ultimo aggiornamento: 19:51

Su 3 miliardi investiti in pochi anni, circa 2,4 sono andati a sole nove scaleup. In controtendenza il contributo delle piattaforme tecnologiche specializzate nel convogliare risorse verso le pmi

Rallenta la raccolta per le startup e scaleup fintech di matrice italiana nel 2023 dagli investitori di venture capital, in linea con quello che sta accadendo nel resto del mondo, mentre resta alto il contributo delle piattaforme fintech nel convogliare risorse, soprattutto di debito, alle piccole e medie imprese. Insomma un fine anno in chiaroscuro per un settore che negli anni passati aveva fatto faville, ma che in ogni caso resta una grande opportunità di investimento, visto il gap di sviluppo e quindi di offerta che ancora esiste in Italia su questo fronte.

I numeri in dettaglio: sono 74 le startup e scaleup fintech italiane o con sede all’estero, ma fondate da italiani, che dal 2016 e sino a fine novembre 2023 hanno raccolto dagli investitori almeno un milione di euro (sia in equity sia in venture debt), per un totale di circa 3 miliardi di euro). Il tutto al netto delle startup e scaleup che nel frattempo sono state acquisite in tutto o per la maggioranza da altre società. Dal database di BeBeez si evince anche che sul totale dei 3 miliardi raccolti complessivamente nella storia delle startup fintech di matrice italiana, circa 2,4 miliardi vengono spartiti da sole nove scaleup, che hanno raccolto ciascuna l’equivalente di almeno 100 milioni di euro: Scalapay, Satispay, Casavo, Truelayer, Soldo, Kong, Moneyfarm, Habyt e Prima Assicurazioni. Peraltro quest’ultima ha deliberato a fine dicembre 2022 un nuovo aumento di capitale da 70 milioni, che è stato poi sottoscritto sempre a fine 2022 per 50 milioni di euro dai principali azionisti esistenti cioè Blackstone, Goldman Sachs e Carlyle e per altri circa 3 milioni a inizio 2023, ora è alla ricerca di un ulteriore investitore di minoranza e c’è da scommettere che il nuovo round sarà di dimensioni tali da muovere in maniera sensibile le prossime statistiche.

Magra raccolta nel 2023

L’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano a dicembre 2022 aveva calcolato che dal 2009 le startup fintech e insurtech italiane avevano raccolto complessivamente 3,7 miliardi, a fronte di 900 milioni di nuova raccolta lo scorso anno. Nella nuova edizione dell’Osservatorio, pubblicata nei giorni scorsi fine 2022, l’Osservatorio ha poi mappata una raccolta nel 2023 per soli 174 milioni. Il che porta il totale raccolto complessivamente dal 2009 a poco meno di 3,9 miliardi. E sì che fino allo scorso anno la crescita della raccolta era stata esponenziale: sempre secondo i dati di BeBeez, nel 2022 è stata di circa 1,1 miliardi di euro, dopo i 900 milioni del 2021 e i soli 247 milioni del 2020. Ma negli 11 mesi di quest’anno a fine novembre si è fermata soltanto a quota 198 milioni, spalmati su 32 round, nonostante una certa accelerata negli ultimi tre mesi. Un trend che è peraltro comune a tutti gli altri settori, sia in Italia sia a livello internazionale.

BeBeez stima infatti che da inizio anno e sino a fine novembre siano stati raccolti circa 1,44 miliardi di euro in 310 round da parte di startup e scaleup di matrice italiana di tutti i settori. Si tratta di un dato ancora preliminare, ma comunque in netta crescita rispetto a quello dei primi dieci mesi dell’anno, in cui si erano mappati 264 round per un totale di poco più di un miliardo di euro. Detto questo, resta ancora molto lontano il dato di raccolta dell’intero 2022, quando gli investimenti in round di venture capital italiani si erano attestati a 2,6 miliardi di euro complessivi, spalmati su 340 e ancora più lontani dal dato del 2021, quando si erano mappati 535 round per un totale di 2,9 miliardi.

Un problema diffuso

D’altra parte la raccolta delle fintech a livello globale così come gli investimenti di venture capital in tutti i settori stanno seguendo si diceva un trend simile. I dati di CB Insights mostrano per esempio che nei primi nove mesi dell’anno a livello globale gli investimenti di venture capital nel fintech si sono limitati a soli 30,5 miliardi di dollari spalmati su 2.849 deal, contro un totale di 77,5 miliardi e 5.885 round nel 2022 e contro un record di 140,8 miliardi toccato nel 2021 con 6.046 round. Allo stesso modo, sempre secondo CB Insights, gli investimenti di venture capital a livello globale relativi a tutti i settori si sono fermati a 193,6 miliardi di dollari a fine settembre con 21.216 deal dopo un 2022 che aveva visto investimenti per 423,2 miliardi e 40.587 deal e contro il record di 648,6 miliardi e 40.707 deal del 2021. Ma la notizia buona è che nell’ultimo trimestre l’attività è in ripresa, almeno per quello che riguarda il valore dei deal: gli investimenti complessivi di venture capital sono stati superiori nel terzo trimestre rispetto al secondo (64,6 miliardi contro 58,2), mentre quelli relativi al solo settore fintech sono scesi soltanto di un 3% (7,4 miliardi contro 7,6). Detto questo, difficile immaginare che il 2023 possa raggiungere i livelli del 2022.

Quanto vale davvero il comparto in Italia

Tornando all’Italia, però, vale la pena di sottolineare che l’ecosistema delle startup e scaleup fintech nella realtà ha un valore ben maggiore di quei 3 miliardi di euro raccolti negli ultimi otto anni. Perché la maggior parte delle piattaforme fintech che intermediano capitali a favore delle piccole e medie imprese sono a loro startup e scaleup indipendenti, che sono cresciute grazie all’intervento di investitori di venture capital in senso lato, quindi fondi, holding di investimento, aziende, banche, business angel. Le piattaforme fintech che intermediano prestiti a medio-lungo termine alle imprese oppure fatture commerciali, lo fanno attraverso operazioni di cartolarizzazione che coinvolgono investitori istituzionali italiani ed esteri. Allo stesso modo accade per piattaforme che intermediano case e in passato anche auto. Se si considerassero anche questi tipi di raccolta indiretta, allora la dimensione delle statistiche del fintech diventerebbe ben più grande. Sempre dal database di BeBeez emerge infatti che tra gennaio e fine giugno l’erogato alle pmi italiane attraverso piattaforme fintech di lending, supply chain finance ed equity crowdfunding 2023 ha sfiorato quota 2,8 miliardi di euro, portando il totale complessivo da quando è partito il mercato, cioè il 2016, a oltre 17 miliardi. Il tutto con un tasso di crescita impressionante: nel 2022 erano stati erogati 5,2 miliardi, con un balzo notevole dai soli 3,5 miliardi nel 2021 e nel 2020 solo 2,4 miliardi. E proprio nelle scorse settimane Opyn, specializzata in lending alle pmi, ha annunciato una nuova operazione di questo tipo per altri 300 milioni di euro, che coinvolge come investitori Azimut, Natixis CIB e illimity Bank, dopo averne varata una di analoghe dimensioni lo scorso luglio, che in quel caso aveva coinvolto Azimut, Santander CIB e Banca Ifis. A sua volta Cash Invoice, specializzata in invoice financing, lo scorso maggio si era assicurata 500 milioni di euro di funding da Fasanara Capital.

Tanti m&a e insuretech a ruba

Tra le altre evidenze interessanti dell’anno infine c’è una certa attività di m&a su startup e scaleup fintech che soprattutto nel comparto insurtech ha portato a interessanti exit per investitori di venture capital italiani. E’ stato il caso, per esempio, di Axieme, startup insurtech specializzata nella proposta di polizze assicurative online e nella creazione di soluzioni digitali avanzate per il settore assicurativo, acquisita lo scorso settembre da Vitanuova, broker di assicurazioni fondato nel 2015 e specializzato in risparmio, previdenza e protezione. O anche di Plurima Servizi Assicurativi, startup insurtech che funge da piattaforma digitale per la messa a disposizione di soluzioni assicurative di mercato verso altri intermediari, passata lo scorso giugno sotto il controllo di Italiana Assicurazioni, società parte di Reale Group. E anche di Crea Assicurazioni spa, startup insurtech attiva nello sviluppo di soluzioni per la distribuzione interamente digitale di polizze assicurative, acquisita lo scorso novembre dall’unicorno insurtech francese +Simple, controllato dal Next Generation Technology Growth Fund II di KKR.

Meno soddisfacenti sono state invece le exit in altri casi. Come quello di Prestiamoci, la nota piattaforma di social lending dedicata ai privati, che ha accusato il colpo del rapido e forte aumento dei tassi di interesse di questo ultimo anno, con Banca Valsabbina, che già aveva acquisito una quota nel 2021, che lo scorso maggio è salita al 100%, con buona pace degli investitori di venture capital presenti nel capitale. Discorso analogo per Credimi, una volta la principale piattaforma italiana di lending alle pmi, che dopo la crisi di funding dello scorso anno, è finita nelle braccia di Banca CF+. (riproduzione riservata)



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