Per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, gli Stati Uniti si sono rifiutati di sostenere una bozza di risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a sostegno di Kiev, in vista del terzo anniversario dell’inizio del conflitto. La bozza di risoluzione per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite condanna l’aggressione russa e riafferma un impegno «verso la sovranità, l’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale».
Il passo sembra rispecchiare una frattura sempre più ampia tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che davanti a una platea di investitori non ha esitato a definirlo un «dittatore non eletto, comico di modesto successo». Non solo. Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha anche affermato che sul tavolo dei negoziati per un accordo di pace in Ucraina potrebbe esserci un alleggerimento delle sanzioni contro la Russia.
Un altro colpo a Zelensky arriva anche da Elon Musk. «Non può affermare di rappresentare la volontà del popolo ucraino a meno che non ripristini la libertà di stampa e smetta di cancellare le elezioni», scrive su X, appoggiando Donald Trump. «In America teniamo elezioni presidenziali ogni quattro anni, anche in tempo di guerra. Prima che il presidente Zelensky decida di fare di nuovo la predica al presidente americano, dovrebbe tenere elezioni anche lui».
Mentre l’asse Washington-Mosca continua a stabilire le regole della pace in assenza del Paese aggredito, che invece invoca un maggior coinvolgimento proprio come l’Ue, The Economist motiva l’atteggiamento americano scrivendo che la Casa Bianca vuole scaricare Zelensky e mettere alla guida del Paese l’ex comandante delle forze ucraine rimosso dall’incarico: Valery Zaluzhny.
Intanto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel pomeriggio del 20 febbraio, nel corso di una telefonata con il premier canadese Justin Trudeau «ha ribadito che la priorità per l’Italia è la stessa del resto d’Europa, dell’Alleanza Atlantica e di Kiev: fare tutto il possibile per fermare il conflitto e raggiungere la pace». In una nota Palazzo Chigi spiega che Meloni «ha anche ricordato come siano stati il sostegno occidentale insieme al coraggio e alla fermezza ucraina a precostituire le condizioni che rendono possibile parlare oggi di un’ipotesi di accordo. L’Italia, insieme agli Stati Uniti e ai suoi partner europei e occidentali, lavora per una pace duratura in Europa, che necessita di garanzie di sicurezza reali ed efficaci per l’Ucraina».
Prima della premier era stato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, a dire di considerare Zelensky «un interlocutore» e chiedere che l’Ue sieda al tavolo delle trattative. «Io credo che sarebbe meglio avere, qualora si decidesse di avere una forza di peacekeeping, una forza delle Nazioni Unite garantita dal Consiglio di sicurezza dell'Onu in modo da poter veramente garantire una forza di interposizione tra Ucraina e Russia», ha inoltre detto il vicepremier commentando il piano del primo ministro britannico Keir Starmer che prevede l’invio di 30mila soldati europei in Ucraina per supervisionare un possibile cessate il fuoco.
«In questo caso, se ci fossero forze europee sarebbe una presa di posizione in difesa dell'Ucraina. Io credo che sarebbe meglio avere un’area neutra», ha aggiunto Tajani. «L’Italia potrebbe anche avere una presenza militare però deve essere garantita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al fine di evitare contrapposizioni. In una zona cuscinetto 30 mila uomini sono pochi», ha detto ancora Tajani, «ne servono almeno 200 mila». (riproduzione riservata)