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Dazi, altro che Cina e Giappone: è l’Europa il più grande detentore del debito pubblico Usa
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Dazi, altro che Cina e Giappone: è l’Europa il più grande detentore del debito pubblico Usa

di Andrea Fiano
18 aprile 2025, 18:46 Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2025, 09:33

Agli investitori stranieri piace meno il Treasury rispetto ad un tempo. Ecco perché e qual è l’effetto che possono avere i dazi

I numeri parlano chiaro, ma non offrono scenari futuri. La quota di emissioni del Tesoro Usa detenuta da investitori esteri, e in particolari da banche centrali, è molto calata in questi anni ma resta pari a un quarto del totale. Il Giappone ne detiene la quota più consistente, seguita dalla Cina, anche se i dati ufficiali escono con diversi mesi di ritardo e quindi non riflettono gli ultimi drammatici sviluppi sul fronte dei dazi e delle guerre commerciali fra Stati Uniti.

Non solo, ma spesso gli acquisti da parte di fondi sovrani - ad esempio di paesi asiatici e del Medio Oriente - vengono addebitati ai Paesi da dove partono gli ordini di acquisto o dove avviene la custodia dei Treasury stessi. I dati relativi ai paesi dell’Unione Europea vengono forniti separatamente, ma non c’è dubbio che all’atto pratico siano proprio i paesi dell’Ue i maggior detentori complessivi di titoli di stato a stelle e strisce. Con l’aggiunta che fra i primi dieci Paesi detentori di Treasury compaiono Paesi Lussemburgo, Cayman Islands e Irlanda dove hanno la sede legale molti hedge funds.

Dazi e Treasury americani

Naturale chiedersi se, in modo anche indiretto, parte delle trattative in corso sui dazi proposti tocchi anche il tema dei Treasury americani. Ovvero se gli Usa chiedano o ottengano impegni che uno o l’altro dei paesi si impegnino a non mettere sul mercato i loro pacchetti di titoli di stato e/o chiedano garanzie in merito a futuri acquisti. O viceversa che un singolo Paese, o l’Unione Europea, metta sul piatto delle trattative il futuro della quota di Treasury americani che detiene.

In teoria è anche possibile che, in caso di mancato successo delle trattative con gli Usa nei prossimi 90 giorni, qualche paese consideri fra le contromisure da adottare per rispondere ai dazi Usa anche la cessione di titoli di stato Usa in suo possesso. 

Giappone: titoli di stato Usa non sono strumento di trattative sui dazi

Curiosamente il primo segnale ufficiale è venuto dal Giappone, il primo Paese a cominciare nei giorni scorsi un bilaterale sulle tariffe con gli Usa e a fine dicembre scorso il primo detentore estero di titoli del Tesoro Usa per 1000 miliardi di dollari. Da Tokyo, per bocca del ministro delle finanze Katsunobu Kato e in parlamento, è venuta una secca smentita: il tema dei Treasury non è parte delle discussioni sui dazi. Più precisamente i titoli di stato Usa detenuti dai giapponesi non sono uno strumento per le trattative sui dazi perché «gestiamo i titoli di stato Usa che abbiamo per essere pronti nel caso si debba intervenire sui mercati valutari in futuro» e non «per la diplomazia bilaterale». Evidentemente qualcuno aveva chiesto una posizione ufficiale sul tema.

La reazione del Canada

Il commentatore canadese Dean Blundell offre uno scenario in tal senso, e spiega che Mark Carney, attuale premier canadese ed ex governatore della banca centrale del suo paese e di quella del Regno Unito, avrebbe «aumentato in modo discreto il totale di US TreasTreasuryuries controllato dal Canada, portandolo a quasi 380 miliardi di dollari all’inizio di quest’anno sul totale di 8530 miliardi di dollari di debito americano controllato da paesi esteri» pari a un quarto del totale delle emissioni del Tesoro Usa in, e ha aggiunto «all’apparenza una mossa sicura, una copertura contro il caos economico. Ma non era solo (un’azione di) difesa, ma anche un’arma carica», sostiene Blundell, perché Carney «non si è fermato qui.

Ha portato il suo caso in Europa. Non per occasioni ufficiali, per incontri a porte chiuse con i giganti della Ue come Germania, Francia, Olanda. Anche il Giappone era presente, e ha ascoltato con attenzione. Il suo programma era semplice: se Trump avesse esagerato con i dazi, il Canada avrebbe reagito non solo con dazi sulle auto americane o sull’acciaio. Comincerebbe a vendere I tresuries che ha in portafoglio. Non una svendita, niente così pesante. Una vendita lenta e controllata. Un segnale ai mercati che il trespolo del dollaro non è così sicuro», ovvero che puntare sul biglietto verde è ad alto rischio. Blundell non cita fonti per questi scenari, e l’acquisto recente di Treasury Usa da parte del Canada non è stato sicuramente fatto da Carney, primo ministro solo dal 14 marzo, ma la tesi circola.

La Cina porta il valore dei suoi investimenti in Tresuries americani ai minimi dal 2009

Diverso è il caso della Cina, che in febbraio ha portato il valore dei suoi investimenti in Tresuries americani ai minimi dal 2009. Visti i dazi inizialmente annunciati nei suoi confronti da Donald Trump le trattative, che devono ancora cominciare, sono particolarmente complesse. E Mark Williams di Capital Economics ha scritto recentemente che le istituzioni statali cinesi detengono almeno 3000 miliardi di asset in dollari, ma ha ricordato che una svendita accelerata causerebbe un forte danno ai cinesi stessi e al valore del loro investimento. Sui mercati si sente spesso dire che i cinesi stanno già vendendo titoli di stato Usa e comprando oro, ma mancano cifre concrete per confermare le voci.

Il segnale di sfiducia

Gli ultimi dati ufficiali americani, invece, segnalano che nei quattro mesi fino allo scorso febbraio le banche centrali non americane hanno aumentato di oltre 131 miliardi di dollari la quota di investimenti in titoli di stato Usa a breve scadenza, i T-bills, riducendo pr 87 miliardi di dollari quelle in Treasury a lunga scadenza, offrendo quindi un segnale di sfiducia sulle prospettive economiche americane

Di certo molti commentatori sostengono che la pausa di 90 giorni per le trattative sui dazi decisa da Donald Trump sia stata anche, e forse soprattutto, una reazione all’andamento del mercato obbligazionario americano e al forte aumento della volatilità. L’eventuale cessione di Treasury Usa da parte di investitori esteri o banche centrali può quindi essere un deterrente sostanziale per un paese che dipende in buona parte da investimenti esteri per finanziarie il suo debito. (riproduzione riservata)



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