Prosegue il braccio di ferro tra Usa e Cina, con i primi che hanno annunciato nuove tariffe portuali a carico delle navi costruite e gestite dalla Cina, nel tentativo di rilanciare l'industria navale nazionale e contenere il predominio cinese nel settore.
I proprietari e gli armatori della maggior parte delle navi di fabbricazione cinese dovranno, dunque, pagare nuove tasse quando attraccano nei porti statunitensi. La mossa dell'amministrazione di Donald Trump, che rischia di rivoluzionare le rotte di spedizione globale e di infiammare lo scontro con Pechino, entrerà in vigore fra sei mesi e l’importo aumenterà gradualmente.
Immediata la risposta della Cina, con il portavoce del ministero degli Affari Esteri, Lin Jian, che ha sottolineato che le nuove tasse portuali «saranno dannose per tutti». «Faranno aumentare i costi di spedizione globali» e aumenteranno «le pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti», aggiungendo che «non faranno rivivere l’industria cantieristica americana».
Le tasse per gli armatori cinesi, gli operatori cinesi e gli operatori di imbarcazioni costruite in Cina si baseranno sul peso del carico. Le misure prevedono che inizialmente gli operatori cinesi e agli armati di navi cinesi paghino 50 dollari per ogni tonnellata di carico, con un aumento di 30 dollari ogni anno fino al 2028.
Per le navi costruite in Cina si inizierà con 18 dollari a tonnellata o 120 dollari per ogni container e poi gli importi saliranno progressivamente nei prossimi tre anni. Le navi che trasportano auto e che non sono costruite negli Usa dovranno pagare 150 dollari per ogni auto.
Saranno interessati anche i proprietari e gli operatori cinesi di imbarcazioni non prodotte in Cina, ha spiegato il rappresentante per il Commercio della Casa Bianca (Ustr). Tali tariffe saranno addebitate per ogni visita negli Stati Uniti, non per ogni porto Usa visitato, per un massimo di cinque volte all’anno per nave. Niente tasse per le navi che attraccano vuote nei porti Usa per caricare le esportazioni statunitensi. Lo stesso per chi potrà dimostrare di avere un ordine in cantieri navali negli Stati Uniti. Successivamente arriveranno misure anche per le navi che trasportano gas naturale liquefatto (gnl), ma entreranno in vigore solo fra tre anni.
«L’Ustr ha intrapreso un’azione mirata per ripristinare la cantieristica navale americana e rispondere alle azioni, alle politiche e alle pratiche irragionevoli della Cina volte a dominare i settori marittimo, logistico e della cantieristica navale», ha affermato il rappresentante per il Commercio nella dichiarazione ufficiale.
La cantieristica navale del Dragone era finita nel mirino già durante l’amministrazione Biden. Nel 2024, l’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden, infatti, aveva incaricato l’Ustr di indagare sulle «pratiche sleali della Cina nei settori della cantieristica navale, del trasporto marittimo e della logistica». L’indagine è stata portata avanti da Donald Trump, che all’inizio di marzo ha anche annunciato la creazione di un Ufficio per la costruzione navale da affiancare alla Casa Bianca.
Dominante alla fine della seconda guerra mondiale, l’industria navale americana ha progressivamente perso colpi e oggi rappresenta solo lo 0,1% della cantieristica navale a livello mondiale, dominata ormai dall’Asia, con la Cina che costruisce quasi la metà delle navi varate, davanti a Corea del Sud e Giappone. Secondo la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad), questi tre Paesi asiatici rappresentano oltre il 95% delle navi civili costruite. (riproduzione riservata)