Il contrasto all’evasione fiscale può davvero fare la differenza per l’Italia. Parola dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, presieduto da Lilia Cavallari.
Una simulazione mostra infatti che «se la tendenza storica di recupero del gettito osservata tra il 2002 e il 2023 continuasse fino al 2028, le entrate fiscali aumenterebbero strutturalmente fino a 0,3 punti percentuali di pil e, nel medio-lungo periodo (2041), il rapporto debito/pil si ridurrebbe di oltre 4 punti percentuali, dal 122,5 al 118%».
Volendo essere ancora più ambiziosi, continua l’Upb, con i successi della lotta agli evasori raggiunti tra il 2016 e il 2023, «le entrate aumenterebbero di 0,4 punti percentuali di pil e la riduzione del rapporto tra il debito e il pil nel medio-lungo termine sarebbe di oltre 6 punti percentuali, scendendo nel 2041 al 116%».
Tali scenari si fondano sull’assunto, spiega l’Ufficio, che il recupero di gettito sia strutturale e che venga utilizzato per migliorare i saldi di finanza pubblica, in linea con il Piano strutturale di bilancio 2025-29.
Sulla realizzabilità degli obiettivi, pur riconoscendo che l'Italia continua a registrare livelli di evasione fiscale elevati rispetto agli altri Paesi europei, non sono trascurabili «i progressi significativi compiuti negli ultimi venti anni grazie all'introduzione di misure che hanno prodotto effetti particolarmente apprezzabili sull'Iva (split payment, reverse charge, invio telematico dei corrispettivi, fatturazione elettronica) che, se consolidati nel tempo, potrebbero creare nuovi margini di bilancio, eventualmente utilizzabili per ridurre il rapporto debito/pil».
Restano però, evidenzia l’Upb, «criticità nella riscossione dei tributi erariali e locali (ad esempio, la Tari), con tassi di recupero molto bassi e una continua crescita del magazzino dei ruoli». Pertanto, è necessario «consolidare le politiche di stimolo alla compliance e di contrasto all'evasione e rafforzare ulteriormente i meccanismi di accertamento e riscossione». (riproduzione riservata)