Sfiora i 7 milioni di euro il complessivo del 5x1000 andato nel 2020 (ultimo dato disponibile) alle sole università italiane. Nel lungo elenco fornito dal ministero dell’Università e relativo a chi ha fatto richiesta, sono compresi infatti anche istituti di ricerca, conservatori, fondazioni e consorzi universitari per un totale di 526 soggetti ammessi a richiedere il 5x1000. Tra gli atenei che hanno avuto maggiori introiti ci sono il Politecnico di Milano, 985mila euro, l’università Campus biomedico di Roma che ha ricevuto 898mila euro; seguono l’Università di Bologna, 440mila euro, l’università di Padova, 404mila euro, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, 350mila, la Sapienza di Roma con 306mila euro, la Statale di Milano, 190mila, l’Università degli Studi di Napoli, 172mila, l’Università di Torino 135mila, Pavia 127mila, Tor Vergata 121mila, Firenze 115mila, Parma 112mila, la Bocconi, 110mila, Modena e Reggio Emilia 108mila, Ancona 105mila tanto per citare alcuni degli atenei con il maggior contributo. Non tante istituzioni sono generose di dettagli sull’impiego di questa parte di finanziamenti. Il Politecnico di Milano fa sapere di aver finanziato numerosi progetti. Tra questi Budd-e, per promuovere «una ripresa equa indirizzandosi alle persone ipovedenti, colpite dalle misure di contenimento del Covid-19 e dalle restrizioni poste alla fruizione quotidiana di spazi e servizi», oppure Cowin con «esperienze pilota per la messa a punto di un modello innovativo «hub and spoke» di recupero e valorizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata» e anche Sospesa per «la creazione di una rete di attori locali solidali che, mappando i flussi di cibo, offra prodotti alimentari a prezzi calmierati, recuperi il cibo in eccedenza e trasformi l’invenduto a favore di categorie deboli». Qualche dettaglio emerge anche dalle parole del rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto: «C’è grande soddisfazione per il risultato ottenuto, e altrettanto grande riconoscenza per chi ha scelto il nostro ateneo come destinazione del proprio 5x1000. È un segno di fiducia non solo nel nostro ateneo, ma anche nella scienza e nella costruzione del futuro delle nuove generazioni, ed il riconoscimento dell’impegno corale della comunità accademica nell’affrontare la pandemia Covid-19 in ospedale, nei laboratori di ricerca e nell’insegnamento che, in presenza o in remoto, non si è mai fermato. È inoltre una testimonianza forte del legame saldo dell’Università con il suo territorio. Questo sostegno ci dà ancora più forza per affrontare insieme la ripartenza, il rilancio di tutte le attività e l’uscita definitiva dalla fase emergenziale». Per tornare in Lombardia, la Statale di Milano destina il 5x1000 a salute, transizione digitale, sostenibilità, in nuovi progetti di ricerca. Anche l’Alma Mater Studiorum di Bologna dedica i fondi alla ricerca: «è un modo concreto e diretto per riaffermare con convinzione il valore dell’impegno nei progetti e nella ricerca di docenti e ricercatori. Abbiamo il dovere di proteggere e incoraggiare questo impegno come bene comune perché, grazie al sostegno di tutti, potremo potenziare e far crescere la ricerca in ogni suo ambito e contribuire così alla creazione di una nuova idea di futuro», si legge sul sito dell’ateneo. Dal 2006, anno nel quale è stato istituito il 5x1000, «l’Università di Bologna, grazie al sostegno di 7.572 contribuenti ha raccolto complessivamente 440.727 euro, interamente destinati al finanziamento di borse di studio legate alla ricerca». Idem per l’Università di Genova (92mila euro nel 2020) che con il 5x1000 cofinanzia borse di studio, assegni di ricerca, nuovi spazi attrezzati per gli studenti.
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