Un mese dopo le indiscrezioni della stampa russa, Unicredit annuncia giovedì 7 maggio di aver sottoscritto un term sheet non vincolante per la cessione di una parte delle attività della propria controllata nel Paese sottoposto a sanzioni Ue per la guerra in Ucraina.
L’acquirente è un «investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti», spiega la banca italiana guidata dal ceo Andrea Orcel, con «relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e imprenditoriale locale.
L’accordo accelera il processo di rifocalizzazione delle attività di Unicredit in Russia soprattutto sui pagamenti internazionali, in prevalenza in euro e dollari per la clientela corporate occidentale e russa non soggetta a sanzioni.
L’operazione è stata strutturata, sottolinea Unicredit, in modo da «garantire continuità e stabilità per clienti e dipendenti». I clienti che utilizzano le soluzioni di pagamento di Unicredit da e verso la Russia manterranno l’accesso alle attuali tipologie di operazioni durante tutto il processo.
I dipendenti di AO Bank beneficeranno di una transizione accelerata che porterà alla creazione di due banche distinte «con strategie e obiettivi chiaramente definiti». L’operazione prevede lo spinoff di una parte delle attività di AO Bank in una nuova entità, seguito dalla cessione di AO Bank con le restanti attività all’acquirente.
Il gruppo milanese prevede che l’operazione generi un beneficio complessivo sul capitale di 35 punti base: un impatto negativo al closing di 20–25 punti base sarà «più che compensato», ragiona il gruppo italiano, «dalla riduzione della perdita residua nello scenario estremo a circa 30–40 punti base rispetto ai circa 93 punti base calcolati al primo trimestre 2026 ed escludendo le soglie regolamentari».
Nei conti trimestrali della banca, infatti, era stimato un impatto da scenario estremo, ovvero praticamente nessun beneficio per le regole oggi in Russia sugli investitori esteri, con un potenziale effetto negativo di 93 punti base di Cet 1 ratio. Con questa operazione, invece, Unicredit stima un impatto di 30-40 punti base, decisamente più contenuto.
Si prevede inoltre che l’operazione comporti un impatto negativo cumulato a conto economico di circa 3,0–3,3 miliardi di euro, compresi 1,6–1,8 miliardi di euro derivanti dall’effetto della riserva cambi (voce non monetaria senza impatto sul capitale) sul conto economico.
Il perfezionamento dell’operazione è atteso nel primo semestre del 2027 ed è subordinato alla sottoscrizione degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spinoff e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità regolamentari competenti.
L’operazione non avrà impatti sulla distribuzione agli azionisti, sottolinea la banca, perché i relativi effetti «saranno esclusi dalla definizione di utile netto ai fini distributivi». L’operazione non avrà impatti sugli obiettivi di utile netto del piano Unicredit Unlimited 2028–2030, in questo caso perché eventuali fattori negativi aggiuntivi rispetto a quelli già incorporati nelle assunzioni «saranno compensati», avverte la banca. (riproduzione riservata)