Mentre le banche italiane hanno registrato una seduta da dimenticare (-1,5% il Ftse Italia All Share Banks) per le possibili forme di contribuzione richieste dal governo Meloni al settore con la prossima legge di bilancio, Unicredit ha fatto meglio del comparto (-0,30% a 66,23 euro: +74% circa da inizio anno), sostenuta dal buy di Citi. 13 i ratig buy sul titolo secondo il consenso Bloomberg, 6 gli hold e 3 i sell.
«Riprendiamo la copertura dell’azione dopo un periodo di sospensione con un rating buy e un prezzo obiettivo di 74 euro», si legge nella nota di Citi. Prezzo obiettivo che nello scenario migliore (aumento del Rote, il rendimento del patrimonio netto tangibile, dell’1% e calo del costo del capitale dell’1%) sale a 81,70 euro e nel peggiore (contrazione del Rote dell’1% e incremento del costo del capitale dell’1%) scende a 64,10 euro.
Citi ha anche aumentato le stime di utile per azione per il periodo 2026-2027 del 3-5%, grazie ai maggiori ricavi derivanti dalla partecipazione al 26% in Commerzbank (coperta con un rating neutral e un prezzo obiettivo a 36,1 euro)/Alpha Bank (buy e target price a 3,90 euro) e alla revisione del modello sul margine di interesse netto, includendo il beneficio potenziale dall’hedge sui depositi (183 miliardi nominali, rendimento medio dell’1,25%).
Ora le previsioni di utile netto adjusted di Citi (a 10,893 miliardi nel 2025 e a 10,184 miliardi nel 2026) sono sostanzialmente in linea con quelle del consenso. «Vediamo un rendimento complessivo del capitale di circa il 10-11% e ulteriori opportunità per operazioni di m&a», dopo la frenata su Banco Bpm, mentre resta in posta nella scalata alla tedesca Commerzbank, aggiunge Citi.
L’aumento delle previsioni di utile per azione (da 6,36 a 7,24 euro per il 2025 e da 6,89 a 7,10 euro per il 2026) porta il prezzo obiettivo a 74 euro, offrendo un total return del 16,2% (10,8% il rendimento atteso dal prezzo dell’azione e 5,4% il rendimento atteso dal dividendo, stimato a valere sul bilancio 2025 a 3,64 euro per azione e a valere sul bilancio 2026 a 3,89 euro per azione, yield del 5,8%).
D’altra parte, nota ancora Citi, Unicredit ha migliorato parecchio i ritorni agli azionisti attraverso una serie di mosse strategiche, inclusa l’attenzione ai margini più che ai volumi (crescita della quota nel consumer) e la disciplina dei costi. Una combinazione tra ricavi ulteriori dall’hedge sui depositi, crescita dei ricavi da commissioni, costi stabili, rettifiche basse e un utilizzo efficiente del capitale dovrebbe guidare ulteriori miglioramenti nei ritorni, mentre l’effetto negativo dovuto alla riduzione delle attività del gruppo in Russia dovrebbe iniziare ad attenuarsi dal 2027. Pertanto, Citi ha stimato un Rote sostenibile al 18% o al 20% escludendo il capitale in eccesso. Questo va confrontato con la guidance della banca di un Rote oltre il 20% nel 2027.
Per quanto riguarda, più nel dettaglio, il capitolo m&a lo scorso 25 agosto Unicredit ha confermato di aver aumentato la partecipazione in Commerzbank al 26% e che intende convertire le rimanenti 3% di opzioni call sintetiche entro fine anno (le put rimarranno per proteggersi dal rischio ribassista).
«Riteniamo che un deal sia improbabile, considerando la posizione ben nota del governo tedesco. Comunque, anche se Unicredit dovesse rinunciare, il gruppo otterrebbe un guadagno significativo sull’investimento», precisa Citi. Viceversa, l’aumento della partecipazione in Alpha al 20%, e i piani per chiedere alla Bce di aumentarla al 29,9%, ha ricevuto una risposta più favorevole dal governo greco. Complessivamente, «queste due partecipazioni dovrebbero generare ricavi incrementali per circa 800 milioni di euro annui, al netto dei costi di copertura, non completamente incorporati nelle stime del consenso».
Dal punto di vista della valutazione, Unicredit ha registrato un+74% da inizio anno e ora l’azione è scambiata a 1,8 volte il multiplo prezzo/book value. «Vediamo ancora un potenziale di rialzo, ma preferiamo Intesa Sanpaolo (coperta con un rating buy e un target price a 6,50 euro, ndr), che ha registrato una performance più contenuta da inizio anno, +46%, e offre, allo stesso multiplo, un Rote leggermente superiore: 21% o 24% escludendo il capotale in eccesso», spiega Citi che vede anche un maggior potenziale di upside rispetto al consenso sugli utili di Intesa Sanpaolo grazie alla futura evoluzione del margine di interesse netto dell’istituto di credito. (riproduzione riservata)