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Unicredit, Orcel: su Commerzbank vogliamo sbloccare lo stallo. Pronti a dialogare con tutti e a migliorare l’offerta
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Unicredit, Orcel: su Commerzbank vogliamo sbloccare lo stallo. Pronti a dialogare con tutti e a migliorare l’offerta

18 marzo 2026, 09:57 Ultimo aggiornamento: 19:09

Il banchiere apre al confronto con tutte le parti coinvolte nel deal: il vertice di Commerzbank, i consigli dei lavoratori, il governo, gli azionisti. I tre scenari: minoranza, controllo o fusione. La scelta a giugno

«Sbloccare una situazione di stallo» è il punto di partenza indicato da Andrea Orcel, ceo di Unicredit, intervenuto alla Morgan Stanley European Conference in corso a Londra, per spiegare la logica dell’ops lanciata su Commerzbank. «Negli ultimi 18 mesi ci siamo trovati in una condizione subottimale per tutti: incerta, inefficiente», ha osservato il banchiere, descrivendo un contesto in cui il dialogo tra le parti non è mai realmente decollato.

Da qui la necessità di cambiare approccio. «L’unico modo per risolvere questa situazione è attraverso un confronto diretto e costruttivo, in cui tutte le parti mettano sul tavolo le proprie preoccupazioni e priorità», ha spiegato Orcel, riconoscendo che finora «abbiamo provato, ma senza successo». L’ops viene quindi presentata come uno strumento per creare le condizioni del dialogo: «questa offerta crea l’opportunità per avviare esattamente questo tipo di confronto».

L’invito al dialogo

Il perimetro degli interlocutori è ampio: «tutte le parti coinvolte: il vertice di Commerzbank, i consigli dei lavoratori, il governo, gli azionisti», ma anche «le persone che saranno direttamente impattate dalle decisioni, così come i clienti». Proprio per questo, secondo Orcel, l’operazione ha una logica cooperativa: «riteniamo che, comunque vada, si tratti di una situazione win-win».

Sul piano tecnico, l’ops «è in realtà sul 100% del capitale, ma è strutturata per rispettare i requisiti regolamentari minimi» e ha soprattutto un obiettivo procedurale: «aprire una finestra di circa 12 settimane di dialogo e confronto», durante la quale «tutte le parti possano esporre chiaramente le proprie posizioni».

I tre possibili scenari

Orcel ha poi delineato tre possibili esiti per l’operazione. Nel primo scenario, in cui Unicredit resti sotto o poco sopra il 30%, «cambierebbe molto poco»: la partecipazione continuerebbe a essere contabilizzata con il metodo del patrimonio netto, i ritorni resterebbero sostanzialmente invariati e la strategia del piano industriale non subirebbe modifiche. L’elemento nuovo sarebbe piuttosto nel comportamento: «saremmo più proattivi e più trasparenti nel comunicare cosa vogliamo fare».

Il secondo scenario prevede invece il superamento della soglia del 30% in misura significativa, fino ad arrivare a una posizione di controllo. Dal punto di vista industriale, ha spiegato Orcel, «non cambia nulla rispetto a quanto ho appena detto», ma cambia l’esecuzione: il piano verrebbe implementato direttamente dai team Unicredit insieme a quelli della controllata tedesca Hvb, con una gestione integrata. «Considerata l’esperienza, la motivazione e la determinazione che hanno, riteniamo di poter eseguire il piano su basi solide e in tempi molto più rapidi rispetto a chiunque altro».

La terza opzione è quella di andare oltre il controllo e arrivare, nel tempo, a una fusione piena tra i due gruppi. «A quel punto si aggiungerebbero, al valore creato negli scenari 1 e 2, le sinergie derivanti dal consolidamento dei due gruppi», con un ulteriore incremento di valore. In questo caso nascerebbe una banca leader in Germania, con una posizione rafforzata nel segmento delle pmi tedesche, dove Unicredit intende crescere «molto più di quanto avvenga oggi», ampliando l’offerta oltre il credito tradizionale verso servizi a maggiore valore aggiunto come coperture, materie prime ed effetti/valuta.

Orcel ha sottolineato come questo sviluppo si inserisca in un contesto in evoluzione, in cui «pagamenti, trade finance e altre attività» rappresentano aree di espansione, nelle quali la banca può rafforzare il proprio ruolo a supporto dell’economia reale. Il risultato sarebbe un gruppo paneuropeo con una struttura equilibrata - «per un terzo Germania, un terzo Italia e un terzo Europa centro-orientale» - e una chiara leadership nell’Europa centro-orientale.

La posizione attuale del banchiere resta comunque prudente: «la nostra aspettativa è che si possa procedere lungo lo scenario uno senza rimpianti», anche perché già l’apertura del dialogo rappresenta un risultato positivo, consentendo di «capire le posizioni di tutti e sbloccare questo stallo».

Quanto alla possibilità di migliorare l’offerta, Orcel non ha escluso «alcuna opzione, ma proprio per questo non posso anticipare nulla: dipende dalle circostanze». In particolare, «se ci fosse, ad esempio, un consenso dell’80% o del 90% verso una determinata soluzione, allora potremmo rivalutare se procedere anche senza il 100%», anche se «al momento è prematuro discutere di scenari di questo tipo».

I diversi impatti sul capitale

Un punto centrale riguarda poi l’impatto sul capitale e sulla remunerazione degli azionisti. «Negli ultimi cinque anni abbiamo dimostrato chiaramente cosa pensiamo della remunerazione del capitale: vogliamo che sia sostenibile», ha sottolineato Orcel, ribadendo che questo principio «non cambierà» con eventuali operazioni straordinarie. Nello scenario uno, «l’assorbimento di capitale sarà marginale, perché stiamo pagando in azioni», e quindi «non ci aspettiamo variazioni significative».

Diverso il caso del controllo: «è evidente che l’impatto sul capitale diventa rilevante», soprattutto nella fase iniziale, quando si concentrano i costi di integrazione. Successivamente, però, «si inizia a generare un ammontare significativo di capitale aggiuntivo, che può essere redistribuito agli azionisti». In questo contesto, ha aggiunto, «i dividendi sono fondamentali», mentre il buyback «sarebbe inevitabilmente influenzato», perché il capitale verrebbe destinato a operazioni in grado di generare «rendimenti superiori rispetto a quelli del buyback».

Infine, sui tempi, Orcel ha indicato che «pensiamo di avere un quadro chiaro entro giugno 2026, o poco dopo», anche se il completamento dell’operazione richiederà ulteriori passaggi autorizzativi. In definitiva, tutto resta legato all’esito del confronto e alla verifica che esista «una reale volontà di trovare un compromesso» tra le parti.

La visione paneuroepa

In chiusura, Orcel ha inquadrato l’operazione in una visione più ampia: «la nostra visione è paneuropea». Questo, ha precisato, «non significa che non sia orgoglioso di essere italiano o di ciò che facciamo in Italia», né esclude ulteriori sviluppi domestici, «ma significa che guardo prima di tutto al piano paneuropeo». In questa prospettiva, «una potenziale combinazione o un accordo con Commerzbank proietterebbe il gruppo in modo definitivo in quella direzione», cambiandone «una volta per tutte la natura». L’Italia resterebbe centrale, «ma all’interno di un gruppo paneuropeo di una certa natura, non il contrario». (riproduzione riservata)



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