L’assemblea di Unicredit approva il bilancio della banca e soprattutto la nuova politica di remunerazione, con l’aumento del compenso per il ceo Andrea Orcel fino 9,75 milioni di euro. Maggioranza bulgara invece per i conti 2022 che l’assise ha approvato con il 98,7% delle preferenze.
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L’esito dell’assemblea non era scontato. A febbraio il board di Unicredit ha proposto di modificare la politica di remunerazione per poter premiare il superamento dei target, sottolineando che in caso di «semplice» raggiungimento degli obiettivi lo stipendio di Orcel sarebbe invariato. La «curva d'incentivazione», si legge nei documenti preparati dalla banca per l'assemblea, è inoltre «più severa» per i pagamenti inferiori all'obiettivo.
Nelle scorse settimane i proxy advisor Iss e Glass Lewis hanno consigliato agli investitori istituzionali di votare contro alla luce di alcuni specifici addebiti formali. L'aumento del 30% dello stipendio dell'ad e il meccanismo scelto per convertire i premi in azioni «potrebbero risultare in un aumento eccessivo della remunerazione», spiega Iss nelle sue motivazioni. Unicredit ha provato a rispondere alla bocciatura dei proxy: «Siamo rimasti delusi nel vedere che i proxy advisor hanno consigliato di votare contro», ha scritto in una lettera il presidente del comitato di remunerazione, Jeffrey Alan Hedberg, secondo il quale il nuovo sistema proposto sarebbe invece più meritocratico.
Per risollevare la situazione è stato decisivo l’appoggio dei soci storici ad Orcel. Il piano di remunerazione proposto dalla banca per Orcel «è in linea con gli azionisti», ha dichiarato in un'intervista a Bloomberg Edoardo Mercadante, fondatore del fondo Parvus che detiene il 5,2%. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Oliver Bäte, ceo di Allianz (storico socio di Unicredit al 3,34%): «come azionisti siamo assolutamente favorevoli al cambiamento dell'incentivo del ceo». Il voto positivo sarebbe venuto anche da Fondazione Cariverona (1,6%) e, si mormora, dalla famiglia Del Vecchio (1,9%). (riproduzione riservata)