La palla è passata nel campo di Commerzbank e delle istituzioni tedesche dopo il blitz di Unicredit che tra martedì 10 e mercoledì 11 settembre ha aperto le danze del risiko bancario europeo. Il consiglio di sorveglianza dell’istituto di Francoforte ha iniziato ad approntare la strategia per affrontare un eventuale takeover, anche se né il governo di Berlino né la Bce si sono ancora espressi sulla mossa a sorpresa di Piazza Gae Aulenti. Intanto giovedì 12 a Piazza Affari il titolo Unicredit guadagna il 2,32% a 37 euro, mentre a Francoforte Commerzbank sale del 2,69% a 15,08 euro.
L’operazione costruita direttamente dal ceo di Unicredit, Andrea Orcel, e dal team coordinato dal responsabile m&a Giacomo Marino si sarebbe svolta nel pomeriggio di martedì 10. Secondo fonti di mercato, all’inizio della settimana il numero uno della banca italiana avrebbe predisposto gli ultimi preparativi direttamente dalla Germania, in contatto con il quartier generale bavarese della controllata Hvb. Sul deal non hanno comunque lavorato advisor finanziari esterni a Unicredit.
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I due advisor incaricati di seguire l’accelerated bookbuilding sul 4,5% di proprietà dello Stato tedesco, cioè le banche americane Jp Morgan e Goldman Sachs, avrebbero ricevuto gli ordini nel pomeriggio del 10 da parte di una pluralità di soggetti (è circolato anche il nome della francese Bnp Paribas, che però non ha sinora trovato conferme). Tra i pretendenti c’era Unicredit che nel tardo pomeriggio avrebbe presentato l’unica offerta sull’intera quota mettendo sul piatto 700 milioni (con un premio del 4,8% al prezzo di chiusura martedì), oltre a rastrellare un ulteriore pacchetto da fondi e altri investitori privati. In tutto una partecipazione del 9% per un esborso di 1,5 miliardi.
Secondo Reuters, la decisione di aggiudicare la quota di Berlino sarebbe stata presa direttamente da Jp Morgan alla luce del fatto che si trattava dell’offerta migliore in termini economici. Non ci sarebbero, invece, stati contatti tra Unicredit, il governo tedesco e la Bce. Alcuni funzionari dell’esecutivo di Berlino hanno, anzi, affermato di essere stati colti di sorpresa dalla mossa degli italiani.
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Goldman, invece, si sarebbe sfilata in corsa dal collocamento. La ragione? Il colosso Usa sarebbe stato contatto dal vertice di Commerzbank - informato del blitz di Unicredit - per approntare una strategia in vista del takeover. Per evitare il conflitto di interessi Goldman ha quindi dovuto abbandonare la fase finale del bookbuilding.
In un'intervista rilasciata giovedì 12 a Bloomberg Tv Orcel è stato cauto sulle prossime mosse: «Possiamo salire, possiamo scendere (nel capitale di Commerz, ndr). Siamo molto pazienti». Il banchiere ha aggiunto: «dato che ora siamo investitori, possiamo impegnarci costruttivamente per creare qualcosa da cui estrarre un valore maggiore che da una Commerzbank standalone».
A questo punto per piazza Gae Aulenti si profila una strategia in due tappe. In prima battuta ci potrebbero essere ulteriori rastrellamenti sul mercato fino alla soglia del 9,9% senza chiedere autorizzazioni alla Bce. Nel mirino ci sarebbero sia la quota residua in mano allo Stato, il 12% che potrà finire sul mercato dopo 90 giorni di lock-up, sia i robusti pacchetti in mano ai fondi e ad altri gruppi privati.
Con un’autorizzazione della Vigilanza, la quota in mano a Unicredit potrebbe irrobustirsi fino al 20% di Commerz, così da poter costruire un dialogo con management, amministratori e azionisti della banca tedesca, sinora molto cauti nei giudizi sull’operazione. La seconda fase della strategia di Orcel potrebbe essere il lancio di un’opa, la cui soglia obbligatoria in Germania è fissata al 30%. Un passo che le fonti consultate si aspettano entro fine anno.
Mercoledì 11 il consiglio di sorveglianza di Commerzbank (presieduto dall’ex governatore della banca centrale tedesca Jens Weidmann) ha fatto un primo esame della situazione. Sinora la posizione più dura è stata espressa dai sindacati che, con il modello di co-gestione tedesco, hanno un ruolo nei vertici delle grandi società. Stefan Wittmann, il portavoce dei Verdi, ha dichiarato al Financial Times che «ci opporremo a una possibile fusione in tutti gli organi decisionali e, se necessario, organizzeremo anche proteste pubbliche», intenzionati a «combattere con le unghie e con i denti» qualsiasi combinazione tra Commerz e Unicredit.
Dal management (con cui Unicredit avrebbe avuto contatti di cortesia già nel primo pomeriggio dell’11) sono, invece, arrivati segnali di apertura al dialogo mentre le istituzioni tedesche ed europee non si sono ancora espresse. C’è chi ritiene che il massimo riserbo con cui si è mossa la banca italiana sia riconducibile anche alla volontà di evitare fughe di notizie simili a quelle avvenute negli anni scorsi su altre operazioni in rampa di lancio.
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