La Bce è pronta a imprimere una svolta alla partita Unicredit-Commerzbank. A giorni la Vigilanza di Francoforte dovrebbe dare luce verde alla scalata che la banca italiana ha lanciato sull’istituto tedesco. Una scelta che potrebbe pesare sulle scelte della politica di Berlino, finora fredda sull’operazione.
Da giorni si rincorrono rumors su un imminente responso della Bce. Sembra che l'ultimo briefing del Supervisory Board, che comprendeva diversi scenari per valutare la solidità delle banche, sia stato positivo. Martedì 11 Bloomberg scrive che l'autorizzazione potrebbe arrivare già all’inizio della prossima settimana.
Nel frattempo Bank of America è salita al 10,16% di Commerz. Il colosso di Wall Street ha lavorato con Barclays alla scalata di Unicredit e la partecipazione annunciata ora potrebbe rientrare nelle operazioni di hedging effettuate a favore della banca italiana. Sale anche la quota di BlackRock che ha incrementato il totale dei diritti di voto in Commerz dal 7,18 al 7,88%.
Unicredit ha fatto il primo ingresso in Commerz con il 9,5% comprato nel settembre scorso per 1,5 miliardi di euro sia dal Tesoro che sul mercato. Subito dopo l'istituto guidato da Andrea Orcel ha costruito una prima operazione in derivati, creando una partecipazione potenziale dell'11,5% che ha portato la quota complessiva al 21%.
In quell'occasione Unicredit si era rivolto proprio a Barclays che, insieme a Bank of America e Citi, aveva strutturato i total return swap usati nella scalata. Alcuni di questi istituti tra cui proprio il gruppo inglese hanno a loro volta opzionato titoli Commerzbank per coprirsi. Anche Citi ha fatto una mossa simile alla fine dell'anno scorso, aggiudicandosi il 5,1% dei diritti di voto dell'istituto tedesco tramite strumenti finanziari.
A dicembre Unicredit ha compiuto un ulteriore balzo, sempre utilizzando derivati, ed è salita al 28% di Commerz. Come il precedente, anche questo pacchetto potrà essere trasformato in una partecipazione diretta solo dopo che la Bce avrà dato luce verde.
Il processo di istruttoria è partito a ottobre, passando prima per la Bafin (l'autorità di vigilanza bancaria tedesca) e poi per Francoforte. Un ok avrebbe un peso specifico di primo piano nella vicenda e potrebbe incidere anche sulle reazioni politiche. La classe politica del Paese si è da subito opposta all'aggregazione e il cancelliere in pectore Friedrich Merz è stato sinora uno degli avversari più decisi. C’è però chi ritiene che, archiviata la campagna elettorale, la Grosse Koalition tra Cdu-Csu e Spd possa venire a più miti consigli e favorire un’operazione che rafforzerebbe la solidità del sistema bancario nazionale. (riproduzione riservata)