Il tentativo di scalata di Unicredit nei confronti del Banco Bpm potrebbe essere vicino a una svolta. Almeno per la borsa è cosi, anche se le tempistiche potrebbero non essere d’aiuto alla banca guidata da Andrea Orcel.
Secondo quanto anticipa Bloomberg, l'Unione Europea si prepara a bacchettare il governo italiano per aver imposto condizioni rigide all'acquisizione della banca amministrata da Giuseppe Castagna (promossa il 25 novembre scorso) da parte di Piazza Gae Aulenti, aprendo la strada a uno scontro di potere tra Bruxelles e Roma sul destino dell’offerta pubblica di scambio in corso a Piazza Affari.
Secondo fonti vicine al dossier, i regolatori comunitari faranno partire presto una comunicazione formale indirizzata a Palazzo Chigi, specificando che l’esecutivo non aveva il diritto di intervenire sulla scalata di Unicredit al Banco, tentativo di consolidamento bollato dal vicepremier Matteo Salvini come takeover di una banca straniera (Unicredit) su un gruppo italiano e che secondo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti metterebbe a rischio la sicurezza italiana vista la strategicità del settore del risparmio.
La lettera potrebbe partire già domani, mercoledì 9 luglio, comunicazione alla quale l'esecutivo potrà rispondere (con limite massimo di due mesi, dunque dopo il termine dell’ops) e solo in un secondo momento ci sarà un'eventuale decisione da parte di Bruxelles.
Bruxelles sosterrà che, secondo le norme europee in materia di fusioni, solo la Commissione ha il potere legale di imporre condizioni sull'operazione, che ha ricevuto invece l’approvazione comunitaria il mese scorso. Il 19 giugno, la Dg Comp guidata dalla vice presidente esecutiva Teresa Ribera aveva acceso il disco verde imponendo però a Unicredit alcune condizioni soft come la vendita di 209 filiali, pari al 14% dell’intera rete di Banco Bpm, per la sovrapposizione di sportelli in alcune aree del Nordest italiano.
Sempre secondo le fonti, Bruxelles ordinerà all’esecutivo italiano di ritirare i termini che ha imposto per il completamento dell'acquisizione da parte della banca guidata da Orcel. In caso contrario, l’Italia potrebbe incappare in una procedura d'infrazione per violazione del diritto comunitario, dando il via a un braccio di ferro sulla scalata bancaria.
Ad aprile, con il golden power, l’esecutivo di Giorgia Meloni aveva imposto una serie di paletti alla potenziale fusione che riguardavano il rapporto prestiti/depositi praticato da Banco Bpm e UniCredit in Italia (con l’obiettivo di aumentare i prestiti alle famiglie e alle pmi), il livello dell’attuale portafoglio di project finance del Banco e di Unicredit sempre in Italia e il peso attuale degli investimenti di Anima Holding in titoli italiani.
In più, aveva ordinato a Piazza Gae Aulenti di «cessare tutte le attività in Russia (comprese la raccolta, l’erogazione di prestiti, il collocamento di fondi e i prestiti transfrontalieri) entro nove mesi dalla data del decreto». Paletti contro cui Unicredit (che ha mantenuto aperto il dialogo con Palazzo Chigi a cui ha strizzato anche l'occhio sulle altre partite del risiko bancario italiano) ha fatto ricorso al Tar del Lazio. Il pronunciamento della giustizia amministrativa è atteso domani.
Nessun commento da Bruxelles o da esponenti dei due istituti bancari coinvolti, ma la mossa di Bruxelles rafforza le speranze di portare a termine l’acquisizione da parte del gruppo di Orcel, che in caso di mancato chiarimento sulle condizioni imposte dal golden power abbandonerà la scalata. Immediata la reazione della borsa che fiuta una riapertura dei giochi per un’ops che si concluderà il 23 luglio e al momento sta registrando adesioni frazionali: a Piazza Affari, scatto di Banco Bpm e Unicredit, con l'istituto di Piazza Meda che al giro di boa avanza di oltre il 3% a 10,5 euro e quello guidato da Orcel che sale di oltre il 2% a 58,56 euro. (riproduzione riservata)