Il verdetto della Ue sul golden power potrebbe arrivare fuori tempo utile per Unicredit. Forse addirittura nel 2026, quando il risiko bancario italiano potrebbe essersi già concluso. Giovedì 19 la DgComp di Bruxelles autorizzerà con alcune condizioni l’ops su Banco Bpm (l’ipotesi più accreditata è la vendita di circa 200 filiali), ma non deciderà nulla sulle condizioni dettate da Palazzo Chigi.
Gli annunci riguarderanno solo «gli aspetti specifici della concentrazione, per garantire che l'operazione non danneggi il mercato in una prospettiva di concorrenza. Non verranno prese decisioni riguardanti l'utilizzo del golden power da parte del governo italiano», ha risposto il 18 giugno la portavoce della Commissione, Arianna Podestà, a una domanda di MF-Milano Finanza. DgComp insomma non si esprimerà subito sulle prescrizioni e non è prevista una deadline.
Nei giorni scorsi intanto il ministro italiano dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha difeso il provvedimento con cui lo scorso 18 aprile Palazzo Chigi ha autorizzato con vincoli l’operazione Unicredit-Banco Bpm.
Via XX Settembre ha risposto ai quesiti posti dalla DgComp puntualizzando che le condizioni previste per il potenziale compratore sono «legittime», «ragionevoli» e «fattibili» e riguardano la tutela del risparmio che, secondo il governo, è un tema di sicurezza pubblica e quindi di esclusiva competenza nazionale. Questione finita sotto la lente della DgComp, trattandosi di un’operazione fra due banche italiane.
Roma si è appellata all’articolo 21 del regolamento europeo sulle concentrazioni. La norma, spiega il Tesoro nella lettera, individua le reciproche competenze: alla Ue spettano le valutazioni in materia di concorrenza, mentre la tutela della sicurezza nazionale resta prerogativa dei singoli Stati membri.
Lo stesso articolo però permette alla DgComp di annullare le prescrizioni imposte dai governi se non sono compatibili con il diritto europeo. La decisione è vincolante e, se lo Stato membro non la attua, la Commissione può avviare una procedura d’infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Nei mesi scorsi Bruxelles aveva già acceso un faro sull’uso del golden power nella vicenda Unicredit, sempre sulla base del timore che le prescrizioni non sono giustificate da esigenze di sicurezza nazionale. Si tratta dell’Eu Pilot, un dialogo tra la Dg Servizi Finanziari e gli Stati su potenziali questioni relative alla conformità con il diritto dell'Ue.
Anche in questo il responso potrebbe non arrivare a breve. Anzi, di solito la procedura richiede diversi scambi tra la Commissione e i Paesi membri e dura in media nove mesi, anche se questa non è una scadenza vincolante.
La Commissione dovrà esprimersi su tutte le prescrizioni del governo, tra cui la richiesta di uscire dalla Russia entro inizio 2026 (fatta eccezione per i servizi di pagamento), l'obbligo di non ridurre il rapporto tra impieghi e depositi e di garantire il livello attuale di investimenti di Anima in titoli italiani. Altri profili di possibile incompatibilità con il diritto Ue. (riproduzione riservata)