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Andrea Orcel, Unicredit
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Unicredit-Bpm, accolto il ricorso sul golden power. Resiste l’obbligo di lasciare la Russia. L’ops può proseguire ma serve un dpcm

12 luglio 2025, 12:46 Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2025, 17:56

Soddisfazione della banca guidata da Andrea Orcel. Ma anche governo accoglie con favore la decisione. Ora servirà un nuovo dpcm. Banco Bpm: Unicredit chiarisca cosa vuole fare, siamo da otto mesi sotto passivity rule. L’ops termina il 23 luglio ma potrebbe arrivare una nuova sospensione dei termini | I dubbi degli esperti del Parlamento Ue al golden power italiano su Unicredit-Bpm

Il Tar del Lazio ha accolto parzialmente il ricorso con il quale Unicredit contestava la legittimità del golden power esercitato dal governo per l’ops che l’istituto di Andrea Orcel ha lanciato su Banco Bpm. Anche se parzialmente, per la prima volta viene annullato in sede giurisdizionale un provvedimento di golden power. 


La decisione è contenuta in una complessa sentenza di 71 pagine pubblicata sabato 12 che fa decadere il dpcm del 18 aprileOra ne serve uno nuovo che sostituisca e integri quello che è stato annullato.  Ad oggi quindi mancherebbe una nuova autorizzazione golden power per Piazza Gae Aulenti e l’ops non può andare avanti. Il governo potrebbe anche fare appello al Consiglio di Stato. Intanto è in arrivo la lettera della Dg Comp sempre sul Golden power, attesa per lunedì 14 luglio.

Si tratta di un quadro che in entrambi i casi introduce nuovi elementi di incertezza per quanto riguarda i tempi dell’offerta di Unicredit in corso a Piazza Affari e che terminerà il 23 luglio (otto giorni ancora di borsa aperta). E Che ora potrebbe venire sospesa da Consob, in attesa che si chiarisca una situazione che non ha precedenti giurisdizionali.

Ecco i due punti su cui il Tar dà ragione a Orcel

Due gli specifici punti di accoglimento che rende illegittimo il provvedimento del governo: quello che impone di «non ridurre per un periodo di cinque anni il rapporto impieghi/depositi praticato da Banco Bpm e Unicredit in Italia, con l’obiettivo di incrementare gli impieghi verso famiglie e pmi nazionali» esclusivamente con riferimento al profilo temporale; e quello relativo al mantenimento del livello del portafoglio (a tempo indeterminato) di project finance. Il Tar in sostanza dà ragione alla banca che lamentava una compressione della propria libertà e autonomia della sua politica aziendale.

Resta l’obbligo per Unicredit di lasciare la Russia

Nessun rilievo invece su altri due aspetti del golden power che chiedono di «mantenere il peso attuale degli investimenti di Anima in titoli di emittenti italiani» e fissano i tempi (nove mesi) per l’uscita delle attività finanziarie di Unicredit nella Federazione Russa (per questioni di sicurezza nazionale) che era una delle prescrizioni più indigeribili per la banca di Orcel.

Su Anima non c’è stato annullamento da parte del Tar ma la sentenza spiega che la prescrizione del dpcm si salva in quanto nel processo l’esecutivo ha specificato che si tratta soltanto di una prescrizione soltanto programmatica (non vincolante). Il dpcm nuovo di Palazzo Chigi dovrà quindi confermare confermarla e riconfigurarla in termini programmatici. 

Soddisfazione dal fronte di Unicredit

A una lettura a caldo, la sentenza del Tar soddisfa il fronte di Unicredit. Intanto perché è la prima volta che un procedimento di golden power così complesso viene, seppur in parte, smontato, accogliendo il ricordo della banca guidata da Orcel. In secondo luogo, le prescrizioni rimaste in piedi non sarebbero, sempre a una prima lettura, tali da impedire che l’operazione su Banco Bpm vada avanti. Quindi, dopo questo giudizio del Tar, si respira soddisfazione su fronte Unicredit.

Anche la prescrizione di uscire entro nove mesi dalla Russia, che resta formalmente in piedi perché si tratta di valutazioni geopolitiche su cui i giudici non possono intervenire, sarebbe attenuata dalla impossibilità materiale di effettuare la vendita della banca a causa dei paletti imposti dal presidente russo Vladimir Putin
 

Nella serata di sabato 12 UniCredit ha emesso una nota dichiarando che «accoglie con favore» la decisione del Tar che «accoglie il suo ricorso ritenendo illegittimo l'uso del Golden Power e richiedenti l'emissione di un nuovo decreto». UniCredit, fa sapere un portavoce dell'istituto di credito, «continua a valutare l'evolversi della situazione e prenderà tempestivamente tutte le decisioni necessarie»

Attesa per il nuovo dpcm

Ora Unicredit aspetta insomma un nuovo dpcm del governo e fino ad allora manca una autorizzazione golden power; non essendoci precedenti, gli esperti incaricati da Orcel ora cercheranno di capire che cosa questo significhi. Da Piazza Gae Aulenti potrebbero partire nuove interlocuzioni con la Consob che però potrebbe nuovamente sospendere in maniera autonoma l’offerta dato che manca un nuovo decreto. 

Anche il governo accoglie con favore la decisione

Secondo quanto filtra da fonti del Mef, anche il governo accoglie con favore una sentenza che conferma in larga parte la legittimità e dunque l’impianto del golden power in particolare nei suoi punti qualificanti, l’obbligo per Unicredit della dismissione degli asset in Russia entro nove mesi e il mantenimento dei titoli italiani in Anima.

Viene dunque riconosciuta la sicurezza economica come elemento di sicurezza nazionale, spiegano le fonti: un principio fondamentale che è alla base del golden power in questione e che sarà sempre più importante anche in futuro. Il governo quindi non avrebbe intenzione di fare ricorso contro la decisione del Tar.

Bpm: ora Unicredit chiarisca le sue intenzioni sul’ops

In una nota è arrivato anche il commento di Banco Bpm alla sentenza del Tar che ha accolto in parte il ricorso di Unicredit. La banca guidata da Giuseppe Castagna «prende atto della sentenza del Tar Lazio con la quale viene riconosciuto il corretto operato del Governo e, in particolare, viene confermata la sostanziale legittimità delle prescrizioni contenute».

Questo perché, secondo la banca milanese, «la sentenza è intervenuta esclusivamente in merito al profilo temporale della prescrizione sul rapporto impieghi/depositi e ha richiesto che venga fissato un orizzonte temporale rispetto alla prescrizione relativa al mantenimento del livello di portafoglio di project finance, confermando integralmente le prescrizioni relative al peso degli investimenti di Anima Holding e alla cessazione di tutte le attività in Russia».

A questo punto «Banco Bpm auspica che Unicredit faccia chiarezza sulle proprie intenzioni in merito a un’ops – che si chiuderà il 23 luglio dopo oltre 8 mesi dall’annuncio – la quale, per effetto della passivity rule, ha limitato fortemente la flessibilità strategica della banca in un momento chiave per il settore del credito nazionale, generando grave incertezza per azionisti, clienti e dipendenti».

Perché e in cosa il Tar dà ragione a Unicredit

Rispetto al primo punto del ricorso (la prescrizione di «non ridurre per un periodo di cinque anni il rapporto impeghi/depositi praticato da Banco Bpm e Unicredit in Italia...»), si legge nella sentenza che, secondo i giudici, non è ragionevole «l’assunto che la fissazione di un termine quinquennale sia proporzionata al fine di ‘mitigare i rischi per la sicurezza nazionale che potrebbero verificarsi qualora Unicredit, a seguito del perfezionamento dell’operazione, decida di applicare immediatamente anche a Banco Bpm il più basso rapporto depositi/impieghi praticato in Italia da Unicredit».

Quindi per il Tar «non è illogico ritenere che la definizione della durata della prescrizione debba seguire, piuttosto che precedere, il completamento dell’analisi dei dati sulla scorta dei quali sarà elaborato un piano industriale funzionalizzato a garantire la tenuta del rapporto impieghi/depositi».

Il secondo punto su cui ha ragione Unicredit

Quanto alla prescrizione che «impone di non ridurre il livello dell’attuale portafoglio di project finance di Unicredit e Bpm», il Tar parla di un «diretto intervento statale» nella politica aziendale della banca di Orcel. Il tribunale ha ritenuto che «alla luce dell’imposizione (anche) nei confronti di Unicredit, peraltro sine die, del mantenimento del livello del portafoglio di project finance, viene infatti a configurarsi l’esercizio di un diretto intervento statale sulla politica aziendale di Unicredit: il quale, lungi dal limitarsi (come sarebbe stato ineccepibilmente possibile) a prefigurare il mantenimento dei livelli di attuale presenza sul mercato di Banco Bpm, ne ha diversamente (e senz’altro con più estesa latitudine espansiva) ‘condizionato’ la politica creditizia per il settore (project finance) ora in esame». (riproduzione riservata)



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