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Roberto Cingolani
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Una proposta per abbassare i prezzi dell'elettricità

di Stefano Casertano
21 settembre 2022, 14:40 Ultimo aggiornamento: 14:43

Il sistema attuale livella verso l'alto i prezzi. Per cambiare le cose occorre separare i prezzi delll'elettricità da quelli del gas, mettere un price cap su questi ultimi e completare la liberalizzazione del mercato elettrico

Fallimento! Il prezzo spaventoso dell’elettricità in Europa rende evidente e insindacabile una realtà amarissima: la strategia energetica europea – basata sull’impronta tedesca – deve scontrarsi contro limiti di merito e di concetto.

Abbiamo un mercato semi-liberalizzato, basato su un assunto importantissimo: la concorrenza tra i produttori e quella tra i fornitori avrebbe dovuto abbassare i prezzi elettrici, e per lungo tempo è stato così. Ma come affrontare la questione della dipendenza dal gas russo, che invece è una risorsa limitata, statale, e semi-monopolistica?

Come si stabiliscono i prezzi dell'elettricità

La formula di definizione del prezzo dell’elettricità è basata sul costo marginale dell’impianto più caro: tutta l’elettricità viene scambiata al prezzo dell’impianto meno efficiente. Visti gli attuali prezzi del gas, è ovvio che tale prezzo marginale è quello degli impianti che, per l’appunto, bruciano gas.

Quest’approccio era inteso per stimolare l’installazione di impianti rinnovabili, che in questo modo avrebbero ricevuto una compensazione maggiore rispetto ai cugini fossili. Da qui, sarebbe stato possibile affrancarsi gradualmente non solo dal gas, ma anche dal carbone.

E tutto questo ha funzionato per lungo tempo. Ma già prima della gita militare speciale russa in Ucraina, più di una crepa appariva sul muro verde di quest’elettrica certezza: nel novembre del 2021 i prezzi dell’elettricità in aumento stavano spingendo pubblici esercizi e aziende private a chiedere aiuti e calmieramenti.

Prezzi in forte aumento già da prima dell'invasione russa

Era una piccola tempesta basata su diversi fattori. Ovviamente c’era una questione di ripresa della domanda dopo il lockdown, ma a questa situazione si univa una curiosa e nefasta occorrenza climatica: un periodo con pochissimo vento in tutto il globo (in alcune zone il livello più basso mai registrato) e poco sole. A questo, si univa anche la siccità, che ha comportato un brusco calo della produzione dalle centrali nucleari (che necessitano di flussi d’acqua per raffreddarsi) in Francia.

Quest’ordine naturale non ha fatto altro che incrementare ulteriormente la nostra dipendenza dal gas; e in particolare dal gas russo, con chiare conseguenze sui prezzi. L’idea folle di Putin di iniziare l’invasione territoriale di un Paese sovrano in Europa nel ventunesimo secolo è stata dovuta proprio alla percezione che il sistema elettrico europeo fosse troppo sensibile a prezzi elettrici già aumentati anche di sei o sette volte rispetto a un anno prima.

Ma il sistema stava diventando caro senza che fosse necessaria la guerra. L’assunto base era che di gas ce ne fosse tanto, inesauribile e a basso prezzo. Tutto questo riusciva a rendere l’elettricità meno costosa e a ridurre le emissioni, fino all’idea di abbandonare completamente la produzione di veicoli col motore a scoppio – preferendo auto elettriche da alimentare col gas moscovita.

Ottima l’idea di avviare un disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, contenuta nel decreto Energy Release (perché in inglese?) firmato lo scorso 17 settembre dal ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani. È diretto alle imprese energivore e consente loro di acquistare l’elettricità da fonti rinnovabili a prezzo calmierato, cioè 210 euro a MWh, rispetto al prezzo di mercato di 450.

Una formula che livella verso l'alto i prezzi

Si attende ora con trepidazione l’incontro tra i ministri europei dell’Energia a Bruxelles il prossimo 30 settembre. L’idea è che si possa finalmente introdurre un decoupling a livello continentale, insieme – possibilmente – a formule per un tetto del prezzo non solo del gas, ma anche dell’elettricità da rinnovabili.

Ma se si parla di decoupling, rimane da capire in che modo esso dovrà essere applicato. Il sistema del prezzo marginale è in fin dei conti un sistema artificiale: è una formula che livella verso l’alto il costo dell’elettricità. Per esempio, la Grecia ha proposto di creare due mercati di negoziazione separati, per arrivare alla formazione di prezzi diversi per energia rinnovabile e da combustibile fossile. Si rischierebbe però di creare un sistema in cui i Paesi a maggior dipendenza dal gas per la produzione elettrica (tipo l’Italia) debbano scontare un costo elettrico permanentemente superiore rispetto a quello degli altri Paesi.

Una modesta proposta sui prezzi

Non è forse il caso allora di completare la liberalizzazione del mercato elettrico, stabilendo un prezzo veramente unico, basato su domanda e offerta, e senza artifici di prezzo marginale? Questo vetusto concetto di formazione del prezzo è nato anni e anni fa, e serviva per remunerare meglio gli impianti più nuovi, che altrimenti non avrebbero mai potuto realizzare un profitto – in un mercato controllato da impianti a carbone, già ammortizzati e per questo super-economici. Ora non serve più.

Perché alla fine della fiera non stiamo affrontando un problema di prezzo dell’elettricità, ma un problema di prezzo del gas. Si guardi la situazione della Spagna e del Portogallo, che non dipendono dalla cricca putiniana e per questo pagano l’elettricità pochissimo.

Se si deve introdurre un price cap, si potrebbe pensare d’introdurlo più sul gas che sull’elettricità. Sarebbe sostanzialmente più semplice e salvaguarderebbe i margini industriali dei produttori di elettricità. Inoltre, contribuirebbe a incrementare i loro profitti, perché un minor costo in bolletta si tradurrebbe in una maggiore domanda.

Funzionerà? È bastato un qualche vago annuncio della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in questo senso, perché il prezzo del gas crollasse. Abbiamo bisogno di altre prove? (riproduzione riservata)

 



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