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La difesa in portafoglio: ecco la azioni e gli Etf per investire sul riarmo dell’Europa
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La difesa in portafoglio: ecco la azioni e gli Etf per investire sul riarmo dell’Europa

07 marzo 2025, 20:00 Ultimo aggiornamento: 10 marzo 2025, 12:01

Con l’Ue pronta a mettere in campo 800 miliardi per la difesa, la corsa dei titoli europei del settore può continuare ancora anche se le valutazioni sono ai massimi da 20 anni. Mediobanca punta su Leonardo e alza ancora il target price

Un mix micidiale. L’effetto Trump combinato con l’approvazione del ReArm Europe, il piano di riarmo dei Paesi dell’Eurozona che dopo anni di disinvestimenti muove 800 miliardi di euro, ha messo le ali ai titoli europei della difesa e ai prodotti finanziari collegati. Secondo le banche d’affari la corsa non è ancora finita: per dirla con Jp Morgan «c’è da aspettarsi che il settore europeo della difesa si rivaluti ulteriormente, poiché gli investitori sottoscrivono una forte crescita e visibilità».

Le magnifiche otto

In altre parole, a dispetto degli incrementi a due cifre registrati dall’insediamento di Donald Trump, il 20 gennaio 2025, e al di là della flessione fisiologica di venerdì 7 marzo, le magnifiche otto da tenere d’occhio possono spingersi oltre e regalare soddisfazioni sia a chi decidesse ora di comprare per la prima volta, sia a chi continuasse ad accumulare: si tratta di Airbus, Dassault Aviation, Hensoldt, Leonardo, Rheinmetall e Thales, e di altri due gruppi al di fuori dell’Ue ma comunque coinvolti nel piano di riarmo, la britannica Bae Systems, al centro di alleanze internazionali per l’Eurofighter e il futuro caccia Tempest, e la svedese Saab, che produce il Gripen, l’aereo da combattimento pronto per essere inviato in Ucraina.

Il balzo è persino più evidente se si calcola l’andamento delle azioni dal 22 febbraio 2022, a ridosso dell’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio. Rheinmetall si trova sempre in testa, con un incremento astronomico del 1.142%. Più distanziata ma pur sempre da record, Leonardo a + 606%, seguita dalla partecipata Hensoldt con +443%. Thales ha realizzato un aumento del 191%, Bae Systems del 170%.

Perché la corsa può continuare

Sempre Jp Morgan ha corretto al rialzo i suoi obiettivi di prezzo per i titoli europei della difesa europea in media del 25%, scommettendo su aumenti significativi della guidance dei gruppi citati nei prossimi mesi, e persino anni.

Tra gli esempi più eclatanti di un rally di cui non si vede la fine c’è Leonardo, e non solo per giocare in casa. Un report appena pubblicato da Mediobanca Research stima un potenziale rialzo di oltre il 60% per il prezzo obiettivo.

«L'Europa spenderà di più per la difesa, e a un ritmo più veloce. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una svolta straordinaria nella geopolitica globale, che avrà ripercussioni significative sul settore della difesa dell'Ue», ragionano gli analisti, «Il risultato è un probabile aumento dell'assunzione di ordini da parte degli appaltatori europei della difesa. Pertanto, aumentiamo il nostro target price per Leonardo da 32 a 52 euro per azione». L’upside si accompagna alla conferma del rating outperform: Leonardo, si legge nel report, «rimane una delle migliori scelte per Mediobanca Research».

Occhi puntati su Leonardo

L’attenzione sul titolo di piazza Monte Grappa è tenuta alta anche dall’imminenza del Capital Market Day dell’11 marzo, quando il ceo Roberto Cingolani condividerà col mercato l’aggiornamento del piano strategico. Leonardo è ben posizionata in tutto il portafoglio militare, dall’aerospazio all’elettronica per la difesa terrestre e navale. Secondo Equita c’è spazio per fare ordine tra le partecipate e fare cassa per altro operazioni. Se, per esempio, la partecipazione in Hensoldt (altro titolo sotto la lente con una performance azionaria del 110% anno su anno), non fosse ritenuta strategica, secondo la banca d’affari potrebbe essere usata almeno in parte per finanziare l’acquisizione di Iveco.

Ma anche a parità di tutte le condizioni, col solo aggiornamento degli asset quotati nel perimetro, la cosiddetta Sotp (la somma delle parti, il valore complessivo delle attività) di Leonardo salirebbe di oltre 40 volte, prima di ogni considerazione sull’aumento della spesa militare europea.

Le stime degli analisti e il sorpasso sui titoli Usa

Tra i titoli con un rialzo più contenuto del prezzo obiettivo c’è invece Airbus, che tratta intorno ai 170 euro: per Jp Morgan il target price è 180, per Rbc è 185 euro. Cauta anche Deutsche Bank, che lo ha abbassato da 187 a 183 euro. Ma è l’effetto di un calo nelle consegne degli aeromobili, e non ingloba le considerazioni sulle prospettive di business aperte dai fronti di guerra.

La forza del rally dei titoli europei ha preso di sorpresa diversi gestori di fondi. Sottolineano gli analisti che molti titoli della difesa scambiano a multipli di valutazione che non si vedevano da almeno 20 anni, sorpassando parecchi dei loro omologhi americani e avvicinandosi a quelli più tradizionalmente associati a settori ad alta crescita, come lusso e tecnologia. Lseg Datastream ha fatto qualche calcolo: Rheinmetall (alleata di Leonardo per il nuovo carro armato europeo) viene scambiata a ben 36 volte i suoi utili attesi, il livello più alto dagli anni Ottanta, seguita da Bae, Leonardo, Saab e Thales, con multipli tra 21 e 34,5. Per avere un termine di paragone sull’altra sponda dell’Atlantico, il più grande gruppo della difesa statunitense, Lockheed Martin, viene scambiato invece a 16 volte gli utili attesi.

Anche per Citi «una spesa per la difesa strutturalmente più elevata potrebbe spingere ulteriormente la sovraperformance europea». Ma la banca d’affari mette sul tavolo un elemento che fa da controcanto. «Diversi titoli della difesa europei, che sono aumentati di recente sulle scommesse per l'aumento della spesa militare regionale, potrebbero essere esposti a spese crescenti per kit come missili, munizioni di artiglieria e veicoli corazzati».

La carta degli Etf

Per investire nei titoli della difesa, oltre all’investimento diretto, c’è la possibilità di farlo con una serie di prodotti di risparmio gestito dedicati. In questa specifica nicchia settoriale si distinguono soprattutto gli Etf: per gli investitori europei ce ne sono cinque (dotati di passaporto Ucits), le cui caratteristiche sono riassunte nella tabella della pagina a fianco. Il colosso del settore è il VanEck Defense, che ha quasi 2,7 miliardi di masse in gestione, seguito dal Future of Defence di Hanetf, che ha da pochi giorni superato la soglia del miliardo di masse. Un Etf particolare, quello di Hanetf, visto che si espone solo a società della difesa di Paesi Nato o dei loro più stretti alleati.

Tutti questi Etf sono prodotti di investimento giovani: solo tre di essi hanno un track record (cioè uno storico del rendimento) di almeno un anno. In buona sostanza, sono tutti comparti nati sulla scia delle nuove esigenze di difesa e sicurezza, in Europa e non solo. Nell'ultimo anno la loro performance media è del 38,9% (con massimi sopra il 45%), e da inizio anno è superiore al 12% (con punte del 15%), mentre il loro costo medio – espresso dall’indicatore Ter – è dello 0,45% annuo. Un valore allineato a quello medio degli Etf settoriali.

Investimenti ai raggi X

Ma in cosa si investe concretamente se si sceglie uno di questi Etf? La tabella in pagina mette a confronto i due più grandi, quello di VanEck e quello di Hanetf, che replicano rispettivamente gli indici MarketVector Global Defense Industry e Eqm Nato+ Future of Defence. La struttura di base è piuttosto simile: gli Stati Uniti pesano per il 59% circa di entrambi i portafogli, e la Francia segue a ruota al 10%.

Al contempo, l’Etf si VanEck ha come terza esposizione l’Italia (al 6,84%, tutto investito nel titolo Leonardo), mentre quello di Hanetf ha un 8% allocato nel Regno Unito. Se la prima partecipazione è per entrambi quella nell’americana Palantir, le cose cambiano quando si vanno a vedere i settori di investimento: se l’Etf di VanEck privilegia i titoli industriali puri (83% del portafoglio), quello di Hanetf ha anche una presenza massiccia di aziende informatiche: 38% circa, contro il 59% dell’industria.

Un approccio diversificato

Se l’Europa, in questa precisa fase di mercato, appare come la prima scelta dei gestori che volessero investire nella difesa, è anche vero che il settore, per le sue specificità, necessita di una certa diversificazione. «Il nostro Etf», osserva Annacarla Dellepiane, head of sales Italy di Hanetf, «limita ad esempio il peso aggregato per Paese al 60%, quindi offre un bilanciamento tra Europa e Stati Uniti, permettendo di cogliere opportunità in entrambi i mercati senza un'esposizione eccessiva a un singolo Paese».

Le prime scelte della money manager oggi? «Rheinmetall emerge come un chiaro beneficiario grazie all'aumento della spesa per la difesa in Germania», sottolinea, mentre «Leonardo può trarre vantaggio non solo dall'aumento delle spese per la difesa in Europa, soprattutto nel settore dell'elettronica e nella sua joint venture con Rheinmetall sui veicoli terrestri, ma anche se l'Europa implementa una specifica allocazione di bilancio per la difesa». (riproduzione riservata)



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