Al culmine della pandemia MicroStrategy, una società di business intelligence senza infamia e senza lode quotata al Nasdaq, si era trovata con 500 milioni di dollari di liquidità. Come farli fruttare, visto che per combattere gli effetti negativi del lockdown, che ha paralizzato l’economia mondiale, la Federal Reserve aveva portato i tassi d’interesse a zero?
«Avevamo pensato di comprare oro», ricorda il suo fondatore e ceo Michael Saylor, «ma alla fine ci siamo orientati sul bitcoin. Ci è piaciuto perché pensavamo fosse un oro migliore e avesse un grande potenziale tecnologico». Così il 10 agosto 2020 MicroStrategy comprò bitcoin per un valore di 250 milioni di dollari. Da quel giorno il titolo della società, che pochi mesi fa ha cambiato nome in Strategy, è salito del 2.972%, battendo addirittura la performance di Nvdia, che nello stesso arco di tempo ha guadagnato poco più del 1.400%.
Saylor è così diventato il guru del bitcoin, acclamato in tutte le conferenze internazionali. A oggi Strategy è la società quotata che possiede più bitcoin, ben 582.000, pari a un valore di 60,989 miliardi di dollari. E non è finita qui perché Saylor ha in programma di continuare gli acquisti: nel primo trimestre ha annunciato un piano per raccogliere fino a 84 miliardi di dollari entro il 2027, di cui 42 miliardi in equity e altrettanti in debito, con l’obiettivo principale di comprare altri bitcoin.
Quella di Saylor è una strategia a lungo termine perché è convinto che bitcoin sarà il cardine del futuro sistema finanziario, di cui vuole evidentemente diventare il principale protagonista. A molti sembrerà una follia, ma in giro per il mondo Strategy comincia ad avere non pochi imitatori.
Secondo un report di Standard Chartered, al momento sono 124 le società quotate che detengono in tesoreria la criptovaluta creata da Satoshi Nakamoto. Di queste, 61 hanno complessivamente il 3,2% di tutti i bitcoin in circolazione. Geoff Kendrick, responsabile globale della ricerca sugli asset digitali di Standard Chartered, ha messo in evidenza la velocità con cui le aziende stanno accumulando bitcoin tramite l’emissione di obbligazioni.
Clamoroso il caso del gruppo giapponese Metaplanet, precedentemente focalizzato nell'edilizia alberghiera e ora trasformatosi in una società di gestione di tesoreria in criptovalute, che ha reso noto un piano di acquisizione di 210.000 bitcoin entro la fine del 2027.
L'obiettivo dichiarato è detenere a lungo termine l'1% dell'offerta totale della criptovaluta, una mossa valutata oltre 22 miliardi di dollari al cambio attuale. Si tratta di una scommessa senza precedenti in Asia, che finora è però stata premiata, visto che nell’arco di un anno il titolo è salito del 1.488%.
Ma il gioco può durare? Standard Chartered ha calcolato che se il bitcoin scendesse sotto i 90.000 dollari, circa la metà delle 61 società prese in esame finirebbe «sott’acqua», ovvero soffrirebbe perdite rispetto al prezzo medio d’acquisto. Mentre un calo del 22% rispetto ai prezzi medi di acquisto rischierebbe di innescare vendite forzate. (riproduzione riservata)