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Ursula von der Leyen, presidente Commissione Eu
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Ue, semplificazione normativa per rilanciare la competitività

di Marcello Clarich*
16 febbraio 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 17 febbraio 2026, 07:10

Germania e Italia spingono per un quadro normativo più snello. L’obiettivo è rimuovere le barriere interne e migliorare la circolazione di merci e capitali, come richiesto dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen

Per rilanciare la competitività europea nel nuovo contesto geopolitico ciascuno deve fare i propri compiti a casa: l’Unione Europea deve semplificare il quadro normativo e accelerare le procedure, come richiede il nuovo asse Germania-Italia; gli Stati membri devono rimuovere le barriere interne che ostacolano la libera circolazione soprattutto delle merci e dei capitali, come richiede la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. E bisogna in ogni caso smetterla con il «blame the game», cioè con il puntare il dito sulle carenze altrui piuttosto che sulle proprie.

Il documento italo-tedesco dal vertice informale in Belgio

Sono istruttivi due documenti presentati al summit dei leader dell’Unione Europea al castello di Alden Biesen in Belgio dello scorso 12 febbraio.

Il primo è stato elaborato da Italia e Germania e riprende alcuni temi di un recente non-paper del governo tedesco intitolato «Single Market Action Plan».

Il documento dei due Paesi con una forte base industriale riflette le esigenze del mondo produttivo. Quest’ultimo infatti lamenta l’eccessivo regulatory burden imposto dalle regole europee. I cosiddetti compliance costs, cioè gli oneri e gli adempimenti burocratici richiesti da regolamenti e direttive europee, penalizzano le imprese, specie le piccole e le medie. Peraltro già il rapporto Draghi dello scorso anno segnalava il problema per esempio con riguardo alle norme in tema di tutela della privacy e di piattaforme digitali e di intelligenza artificiale.

Anche le procedure amministrative europee richiedono tempi lunghi e devono essere semplificate. Il documento reclama un «principle of discontinuity», volto a bloccare sul nascere proposte legislative anche tramite il cosiddetto freno di emergenza (emergency break) attivabile da singoli Stati per contrastare iniziative del Consiglio. Del resto l’Ue è essenzialmente un’unione delle regole volte a realizzare il mercato unico e la spinta endogena della burocrazia europea è quella di moltiplicarle e di renderle sempre più stringenti. I testi normativi, come per esempio il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale (2024/1689), sono defatiganti per gli interpreti e per gli operatori. A ciò si aggiungono spesso raccomandazioni, linee guida e altri documenti che accrescono la mole complessiva.

Mercato unico, aiuti di Stato e capitali

Il documento sottolinea l’importanza di iniziative volte a perfezionare il mercato unico, che con suoi 450 milioni di consumatori è un punto di forza nei confronti dei maggiori player globali, siano essi gli Stati siano essi le grandi multinazionali. Si sollecita in particolare l’introduzione del cosiddetto 28° regime per le imprese che potranno operare nell’intero spazio europeo attraverso una sola registrazione formale e sulla base di un unico diritto societario. Si auspica la semplificazione della normativa sugli aiuti di Stato anche se qui, come hanno sottolineato i primi commenti, si annidano alcune ambiguità. Infatti, se si dà un via libera agli Stati membri a misure di sostegno alle proprie imprese, com’è accaduto in occasione della crisi finanziaria del 2008-2012 e dell’emergenza da Covid-19, si rischia di favorire gli Stati con maggiore capacità fiscale, primo fra tutti la Germania. Se invece gli aiuti di Stato sono indirizzati soprattutto ai progetti europei di interesse comune (i cosiddetti Ipcei), è l’intera Unione Europea a trarne beneficio.

Il documento non tocca il tema delicato del debito comune e contiene solo un accenno all’Unione del mercato dei capitali indispensabile per mettere in campo risorse adeguate, favorire gli investimenti e rendere più competitive le imprese europee.

La lettera di von der Leyen e l’azione sinergica necessaria

Il secondo documento è una lettera di Ursula von der Leyen che conferma anzitutto l’impegno dell’Ue ad attuare una forte semplificazione normativa e burocratica e condivide iniziative come il 28° regime. Ma l’accento è posto anche sull’esigenza di contrastare la propensione degli Stati membri a mantenere le barriere interne per esempio nei settori dell’energia, del mercato dei capitali, delle telecomunicazioni, del diritto societario. La frammentazione dei mercati europei ostacola la crescita delle imprese e distorce la concorrenza che costituisce il motore principale dell’innovazione. Anche von der Leyen condivide l’esigenza di rivedere le regole in materia di concentrazioni guardando al mercato globale nel quale competono imprese di dimensione planetaria.

In definitiva, occorre un’azione sinergica dell’Unione Europea e degli Stati membri, i quali, per esempio, non dovrebbero indulgere nel gold plating, aggiungendo regole nazionali alla mole già imponente delle regole europee. Inoltre il mercato unico deve restare aperto anche alle imprese extra-Ue purché esse a loro volta non distorcano la concorrenza, forti di sussidi e aiuti dei Paesi di origine. In definitiva, i compiti a casa sono gravosi e richiederebbero scolari ben più motivati. (riproduzione riservata)

*Professore ordinario Sapienza Università di Roma



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