L’aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza su Kiev che, tra le altre cose, impegna il governo «a continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europ??».
Il via libera è arrivato dopo le comunicazioni svolte dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha sottolineato come «lo spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso».
Con 186 voti favorevoli, 49 voti contrari e 81 astenuti l’aula della Camera ha approvato il documento che impegna l’Italia anche a «valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile». Il termine “sostegni militari” non è stato inserito nel dispositivo con gli impegni ma compare nelle premesse. Due deputati della Lega hanno votato contro la risoluzione della maggioranza, si tratta di Rossano Sasso e Edoardo Ziello i quali hanno confermato la loro posizione al termine dell’Aula. «Al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata», ha spiegato Ziello.
Oltre alla risoluzione di maggioranza, la Camera ha dato il via libera anche agli impegni delle risoluzioni di Più Europa, Iv e Azione, così come riformulati dal governo. Approvati anche quattro punti su cinque del documento del Pd che invece non ha accettato la riformulazione proposta dall’esecutivo su un punto in particolare. Bocciate quelle di Avs e M5s.
Per il ministro, interrompere gli aiuti all’Ucraina «vorrebbe dire rinunciare alla pace ancor prima di averla costruirla». Durante il suo discorso, il titolare di Palazzo Baracchini pur ammettendo che il negoziato per porre fine alla guerra in Ucraina «non decolla» ha avvertito che «se cediamo alla fatica, se ci convinciamo che non è più affar nostro, apriamo la porta a qualcosa di ancora più pericoloso».
Da un lato c’è una Russia che «finge apertura e temporeggia» – e che negli ultimi tre mesi ha prodotto più armi di quelle prodotte dall’intera Nato in tutto l’anno. Dall’altro c’è una «evidente stanchezza politica, sociale ed economica che attraversa l’Europa e il nostro Paese». In mezzo c’è una pace «che si costruisce con fatica, passo dopo passo, con fermezza, lucidità e responsabilità».
Nel suo intervento, Crosetto ha sottolineato che il sostegno all’Ucraina deve poggiare su «un’impostazione solida, razionale e strutturata», articolata su «un triplice binario». Il primo livello il ministro lo ha soprannominato «difendere questa notte», che significa «agire subito, senza ambiguità, per rafforzare le capacità difensive dell’Ucraina», in particolare fornendo «sistemi di difesa aerea, radar, capacità di intercettazione».
Il secondo binario è quello che il ministro ha definito «assistere domani mattina», perché «la guerra non è fatta solo di fronti e mappe militari, ma di persone che devono mangiare, curarsi, scaldarsi, muoversi». Garantire assistenza umanitaria significa «assicurare la continuità della vita quotidiana di un popolo che resiste da anni e impedire che sofferenza e disperazione diventino un’arma nelle mani dell’aggressore».
Il terzo livello riguarda il medio-lungo termine. Secondo Crosetto, è necessario «investire nel rafforzamento delle capacità di difesa e di deterrenza dell'Ucraina» affinché la pace, quando arriverà, sia stabile. «L’Ucraina è diventata la prima linea della difesa europea. Aiutare Kiev significa garantire la sicurezza dell'Ucraina insieme a quella dell'Europa». (riproduzione riservata)