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Tutti i porti della logistica

Genova il primo scalo delle aziende del n ord per l' import/export

Tutti i porti della logistica

Pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 054 pag. 18 del 18/03/2022

E' in cima alla lista con La Spezia. Cresce Ravenna. Tra i nuovi trend anche l'aumento della digitalizzazione e il ritorno all'outsourcing del trasporto merci

Genova conserva il primato di porto più utilizzato dalle imprese, la maggioranza delle quali è favorevole a piattaforme digitali per gestire la logistica. E poi riprende la tendenza a esternalizzare la logistica in export, specie in Lombardia, e cala, di molto, il numero di aziende che sceglie di utilizzare la resa di vendita ex works per le merci in export. Sono i trend più significativi emersi dall'indagine «Corridoi ed efficienza logistica dei territori» presentato dal centro studi Srm e da Contship Italia al convegno Shipping, Forwarding & Logistics meet Industry, e basato sulle indicazioni di 400 imprese manifatturiere di vari settori industriali, localizzate in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, che esportano e importano merci via mare via container. Rispetto all'edizione precedente Genova perde qualche punto ma si conferma il porto più utilizzato dalle imprese manifatturiere nelle tre ragioni campione, mentre cresce Ravenna. Se per le aziende lombarde si può dire che Genova e La Spezia siano i principali porti utilizzati, in Veneto la scelta cade su Genova e Venezia, con buone quote anche per La Spezia e Trieste. Per l'Emilia Romagna, quelli di Genova e Ravenna sono i porti più usati.

Interessante anche il fatto che la maggioranza delle imprese intervistate si dica favorevole all'uso di piattaforme digitali per gestire la logistica delle merci, ma restano ancora tante quelle poco digitalizzate.

I dati evidenziano poi un ritorno a esternalizzare la logistica in export, modalità scelta dal 66% delle imprese contro il 55% del 2020. Molte le differenze regionali: mentre Veneto (da 47% a 63%) e Lombardia (da 32% a 61%) seguono questo trend, in Emilia Romagna si registra un processo inverso, con un calo dal 98% al 77%. Anche in import si registra una leggera crescita delle imprese che esternalizzano, il 66% dal 54% del 2020. Il rapporto sottolinea che in generale la scelta di outsoucing della logistica comporta diversi vantaggi: riduzione dei costi operativi, miglior utilizzo degli stock a magazzino e, in generale, più competitività sul mercato. Il vantaggio maggiore sembra però la ridotta necessità di forti investimenti in immobili, impianti, strutture e personale, che permette di trasformare i costi fissi in variabili, legati alla quantità di merce movimentata.

Il rapporto di Srm e Contship evidenzia infine la crescita dell'utilizzo della resa ex works in export. Un argomento particolarmente sentito in Italia è infatti la scelta delle rese contrattuali (Incoterms) che determinano il modo in cui vengono ripartiti tra venditore e acquirente i costi e i rischi del trasporto. Resta una spiccata tendenza (anche se in calo) a utilizzare la resa ex works nel caso delle esportazioni, scelta dal 53% delle imprese (79% nel 2020). Buona parte delle imprese intervistate, pertanto, tende a cedere totalmente al compratore costi e rischi del trasporto. A 53% si aggiunge un altro 7% che opta per la modalità franco vettore (Fca) e un 6% di imprese che ricorre alla resa Fob (Free on board - costi e rischi a carico del venditore fino all'imbarco della merce), trend in crescita rispetto al 3% del 2020. Pertanto, un buon 66% si assume costi e rischi logistici non oltre l'imbarco della merce. Interessante anche l'aumento del numero di aziende che utilizza la resa Cif (Cost, insurance and freight - costi e rischi a carico del venditore fino all'arrivo al porto di destinazione), pari al 30% del totale. Tale situazione è evidente in Lombardia, con un buon 60% che ricorre a questa modalità, a fronte del 27% che utilizza l'ex works. Molte le ragioni: il 73% delle imprese (in aumento rispetto al 55% del 2020) lo considera un modo efficace per «mantenere basso il prezzo», evitando così di integrare nell'offerta i costi di trasporto a destinazione. Alta anche la percentuale di imprese (23%, dal 43% del 2020) che usa l'ex works in export, così da trasferire all'acquirente i rischi connessi al trasporto della merce. Si apre a tal proposito una riflessione sul fatto che i processi di logistica e trasporto siano ritenuti un costo e non un valore per la competitività del prodotto. Del resto il 98% di tali imprese considera basso, irrilevante o addirittura assente il rischio di perdere il controllo del buon fine delle proprie vendite. (riproduzione riservata)



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