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In allarme i treni cargo

Il comparto teme il taglio di 55 milioni di euro di risorse pubbliche

In allarme i treni cargo

pagina a cura di Nicola Capuzzo
MF - Numero 195 pag. 16 del 04/10/2024

A rischio molte imprese ferroviarie. Fermerci chiede al contrario di alzare a 42 milioni la «norma merci» attuale, da destinare a Ferrobonus e formazione

Le imprese del trasporto ferroviario aderenti a Fermerci alzano la voce. Obiettivo: chiedere che le risorse pubbliche destinate al settore non vengano tagliate ma, anzi, incrementate a cause delle criticità imposte dai cantieri per i lavori infrastrutturali previsti dal Pnrr sulla rete nazionale. La tensione è salita al punto che, anche se non sembra siano in programma scioperi o proteste simili, le singole aziende attive sul mercato non escludono di tutelare i propri interessi economici per vie legali. Clemente Carta e Giuseppe Rizzi, rispettivamente presidente e direttore generale di Fermerci, hanno sintetizzato tre richieste di incontro con i vertici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti presentate negli ultimi 60 giorni e andate finora a vuoto. L'ultima criticità in ordine di tempo è stata l'ormai pressoché inarrestabile previsione dell'ultimo Decreto Omnibus (da convertirsi entro una settimana) in base al quale il Governo ha deciso di tagliare 55 milioni di euro delle risorse stanziate nel 2021 per il rinnovo del parco mezzi delle imprese del settore: «Sulla base di quanto stanziato dal fondo complementare al Pnrr nel 2021, le imprese hanno avviato investimenti che a fine 2023 superavano 700 milioni di euro per l'acquisto di 196 locomotive. Il danno di un taglio di queste risorse è evidente ed enorme e qualcuno potrebbe chiederne conto in Tribunale», hanno sottolineato Carta e Rizzi. Senza considerare che l'intervento giunge in un periodo particolarmente critico per le ferrovie merci: «Le interruzioni delle linee ferroviarie dovute ai lavori infrastrutturali del Pnrr, che si protrarranno fino al 2026, hanno già ridotto la capacità di trasporto ferroviario di oltre il 50% nel 2024, con punte del 60% durante i mesi estivi. L'impatto sui traffici è evidente: -3,2% nel 2023, ovvero un calo di 1,7 milioni di treni-km, e un altro calo del 6,7% stimato per quest'anno. Il tutto a latere di problematiche esogene che vanno dalle interruzioni causa incidenti ai valichi del Frejus e del San Gottardo alle crisi geopolitiche in corso».

Questo scenario «per le imprese ferroviarie potrebbe tradursi nell'incapacità di restare sul mercato. La perdita complessiva di fatturato, calcolato insieme alle associazioni Fercargo e Assorotabili che hanno sottoscritto le indicazioni e richieste presentate al Mit, ammonterà a 90 milioni di euro. Il ricorso agli ammortizzatori sociali è già diffuso: sono 15 mila i lavoratori coinvolti fra lavoro diretto e indotto», hanno ancora evidenziato i vertici di Fermerci.

L'allarme è però affiancato da una proposta, oggetto dell'interlocuzione richiesta e ancora non concessa dal Ministero dei Trasporti: «Oltre a mantenere le risorse del Pnrr-Pnc, riteniamo che andrebbe costituito un fondo ulteriore da affiancare alle misure in essere e da mantenere fino al termine dei lavori sulla rete, onde compensare gli enormi disagi patiti da chi come noi lavora soprattutto di notte, proprio quando le interruzioni di percorribilità sono massime».

Nello specifico Fermerci ritiene che il fondo dovrebbe ammontare a 42 milioni l'anno per integrare la norma merci (che oggi vale 100 milioni), per alzare il plafond dell'odierno Ferrobonus (22 milioni annui) e per la formazione. Nella piattaforma dei desiderata rientrano anche «una migliore pianificazione delle interruzioni ferroviarie, creazione di ferrobonus regionali e agevolazione di quelli portuali, attuazione delle misure di digitalizzazione del Pnrr, alleggerimento delle procedure di pagamento dei bonus, sostegno per i costi di adeguamento al sistema Ertms». (riproduzione riservata)



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