La stagione invernale sta per chiudersi, ma la montagna non dorme mai. Il forte caldo delle grandi città durante i mesi primaverili ed estivi rende le località montane delle mete frequentate durante tutto l’anno, aumentando le presenze e l’indotto di questi posti, con numeri che hanno già da due anni superato il periodo pre-Covid.
Secondo un recente studio di Pwc e Anef (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari), l’Italia è il primo Paese in Europa per pil realizzato dalle province montane.
Il valore aggiunto generato dai turisti montani ammonta a 4,28 miliardi di euro, per un gettito fiscale di 548 milioni (ossia 15,5 euro a sciatore).
Il settore conta 75.236 persone impiegate e la spesa turistica locale supera i 5,5 miliardi, perché fa dialogare tra loro infrastrutture sportive, turismo, cultura e ospitalità, generando un circolo virtuoso di ricchezza. In questo senso, un euro ricavato dai gestori degli impianti (skipass e altri servizi) stimola 8 euro di giro d’affari locale (considerando il valore della produzione).
Lo stato di salute del settore emerge anche dal proprio autoalimentarsi sotto il profilo degli investimenti.
Secondo le stime di Anef, su un milione di euro di valore della produzione, 250 mila vengono destinati a investimenti, per un totale, in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Lombardia e Veneto, di 291 milioni in un anno (il 94% dell’ammontare nazionale) per rinnovamento di infrastrutture esistenti, realizzazione di nuovi impianti e acquisto di macchinari e attrezzature.
Da sole le province di Trento e Bolzano coprono rispettivamente il 27% e il 30% della cifra delle regioni alpine sopra elencate.
A fronte di tutto questo benessere, non mancano comunque le sfide per le comunità montane, come evidenziato da Pwc e Anef.
Un tema centrale è lo spopolamento. Se da un lato le bellezze naturalistiche e gli sport invernali, spinti dalla vetrina olimpica, fanno arrivare 40,8 milioni di turisti all’anno, per un totale di 24,3 milioni di pernottamenti, il numero dei residenti nei comuni montani si sta progressivamente erodendo: si registra un tasso di spopolamento del 5% negli ultimi dieci anni, mentre quello delle aree urbane è del 2%.
Sempre meno giovani vivono in montagna e sempre meno bambini vi nascono: il tasso di invecchiamento (residenti oltre 65 anni di età) è del 25,7%, superiore di oltre 2 punti percentuali rispetto alla media italiana.
Evidente è inoltre la difficoltà a trovare personale qualificato: un problema che si riscontra nel 50,4% dei casi, mentre si attesta al 44,6% nel resto d’Italia.
Un altro tema è la mobilità: chi vive in località montane impiega il 62,7% di tempo in più nel raggiungere infrastrutture chiave rispetto a chi risiede in aree urbane.
Da ultimo il report di Pwc e Anef stima nel 22,3% l’extracosto patito per fare impresa in montagna.
Le Alpi italiane sono da sempre sinonimo di bellezza naturalistica, sport e ospitalità, anche di lusso, ma le Olimpiadi del 2026 che hanno interessato ben tre regioni montane (Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige) hanno offerto a tutto il sistema montano un’ulteriore spinta a livello di immagine: una vera e propria vetrina rivolta verso il mondo.
Cortina ha senza dubbio avuto una posizione di rilievo come promozione del brand turistico, soprattutto per la «visibilità verso il mercato estero, mentre quello italiano c’è già e rimarrà in una crescita stabile», commenta Giorgio Ciarrapico, fondatore dell’agenzia Erit Group Immobiliare, che gestisce il 75% degli immobili sul mercato nel comune ampezzano.
«Ad oggi gli stranieri detengono il 2% dello stock immobiliare di Cortina, ma potrebbe arrivare al 4%-4,5% in due anni, che è molto, considerando che i turisti stranieri amano spostarsi, a differenza degli acquirenti domestici che sono più abitudinari nelle mete vacanziere», commenta Ciarrapico.
Oltre alla vetrina olimpica, ciò che sta attirando gli stranieri sono gli investimenti nel lusso a Cortina, si veda il Mandarin al posto dell’Hotel Cristallo. Questa la visione di Ciarrapico, che spiega: «I nuovi alberghi ristrutturati e altri che saranno pronti entro un anno e mezzo ricercano una clientela di fascia alta e altissima: persone con una capacità di spesa più elevata di quella degli attuali turisti, anche internazionali».
Un fatto che avrà diverse conseguenze: «Cortina sarà un luogo sempre più esclusivo, in pochi potranno accedervi, e questo non vale solo per le attività turistiche ma anche per il mercato immobiliare. Mi aspetto di vedere un significativo incremento dei prezzi a partire da settembre e in due anni vedremo un aumento del 20%-25% rispetto alle quotazioni attuali. Non è per forza un bene, probabilmente vedremo una diminuzione nel numero delle transazioni, che oggi sono moltissime», commenta Ciarrapico.
Cortina comunque «non è ancora tornata ai prezzi del triennio 2006-2008. La vera rinascita è avvenuta appena dopo il Covid: le persone non volevano più stare in città, dove fa sempre più caldo», chi se lo poteva permettere dunque si è spostato nella Perla delle Dolomiti, dal clima più secco.
La stagione turistica, anche per motivi climatici, «dura ormai 9-10 mesi», spiega Ciarrapico, «con una richiesta di locazioni già per il mese di maggio».
Per poter competere però con le mete del lusso svizzere o francesi «a Cortina manca un sostrato di servizi, di experience offerte agli high net worth individuals che vi soggiornano», sottolinea Ciarrapico, «sottoservizi come gite in motoslitta o a cavallo piacciono molto e per ora mancano in maniera strutturale, così come c’è un problema con i ristoranti, che sono di qualità eccellente ma sono pochi e sempre pieni, visto che i turisti italiani habitué prenotano con largo anticipo e per tutti i giorni della loro permanenza».
Quel che è certo è il successo che sta riscuotendo, da qualche anno a questa parte, la montagna italiana, sia per quanto riguarda le Alpi, dove mete come Cortina e Selva di Val Gardena hanno superato da tempo il 12.000 euro al metro quadro, sia negli Appennini, dove si trovano prezzi più accessibili e con crescite più contenute, come mostrato dalla tabella costruita sui dati di Immobiliare.it.
Infine, per quanto riguarda i prezzi di locazione, Bormio ha superato Cortina, con una crescita annuale dei canoni del 45%. (riproduzione riservata)