Un do ut des con le big tech che dipendono dai chip di Tsmc: è questa la tattica che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole applicare, secondo il Financial Times. Nessun dazio, a patto che Tsmc, società taiwanese che produce semiconduttori, investa negli Usa.
Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) è il principale produttore di chip al mondo e da mesi sta costruendo tre stabilimenti in Arizona dal valore di 165 miliardi di dollari. La strategia di Trump è piuttosto chiara: più semiconduttori prodotti intra moenia, per ridurre le dipendenze dall’estero. E così investire sui datacenter, nell’era in cui si dice che l’AI sia destinata a sostituire le società di software (con relativi crolli in borsa dei gruppi legati al settore, o con esposizioni su di esso).
La questione tariffe va oltre l’intelligenza artificiale. Risale a inizio 2026 l’intesa tra Washington e Taipei su una riduzione del 15% da parte della Casa Bianca, proprio in cambio di un altro investimento da 250 miliardi di dollari nella produzione di chip negli Usa. In base all’accordo, le società dell’isola bagnata dal Mar Cinese saranno esentate da dazi futuri in proporzione agli investimenti sul suolo statunitense.
Secondo una bozza dell’intesa commerciale diffusa dal Dipartimento del Commercio, le aziende interessate potranno importare, in esenzione da dazi, volumi di chip fino a due volte e mezzo la capacità produttiva prevista dei nuovi stabilimenti. I gruppi che dispongono già di impianti operativi sul territorio americano potranno invece importare senza dazi quantitativi pari a una volta e mezzo la loro capacità produttiva.
Il ruolo centrale dell’isola nella filiera di fornitura globale dei semiconduttori ha reso la preservazione della sua autonomia di fatto, e la prevenzione di qualsiasi attacco cinese, una priorità strategica per gli Stati Uniti e i loro alleati, un’idea nota come «Silicon Shield». Anche se i chip che Tsmc sta già producendo in Arizona non sono così aggiornati: le autorità taiwanesi hanno impedito agli stabilimenti di produzione esteri di utilizzare tecnologie di almeno due generazioni precedenti a quelle sviluppate a livello nazionale, una norma nota come regola N-2. Ciò salvaguarda il vantaggio competitivo di Taipei.
Ma i piani sono ancora da definire bene. Secondo il Financial Times, fonti interne della Casa Bianca vogliono scongiurare che questa intenzione si trasformi solo in un «regalo a Tsmc». (riproduzione riservata)