Viene attribuito all’effetto Warsh, riferendosi a Kevin, designato da Donald Trump quale futuro presidente della Federal Reserve, il forte indietreggiamento delle quotazioni di oro, argento e bitcoin, nel presupposto, che però è tutto da verificare, che il neo- designato sia un «falco» e che, quindi, promuoverà una politica monetaria sostanzialmente restrittiva, con alti tassi di interesse e risalita del dollaro. E ciò impatta su borsa e tassi.
Tutto da verificare, si è detto, poiché molti osservatori, all’atto della designazione in questione, hanno ricordato, sì, il passato di «falco» di Warsh, ma hanno pure rilevato che molto probabilmente si sia convertito in «colomba», anche per essere allineato alle reiterate pressioni di Trump per una politica monetaria espansiva.
Del resto, il tycoon solo pochi giorni fa, prima della scelta di Warsh, ha avuto modo di dire che egli non avrebbe mai selezionato un successore di Jerome Powell che non fosse sulle proprie posizioni riguardanti i bassi tassi di interesse.
In ogni caso, pur senza arrivare a parlare, appunto, di effetto Warsh, tuttavia è un fatto che, dopo la sua designazione, si è registrata la suddetta inversione di tendenza. Vedremo se e quanto durerà.
In ogni caso, se dovesse risultare un rafforzamento del dollaro, si sarebbe lontani da quel che Trump vuole, avendo giudicato, sempre nei giorni scorsi, come «fantastico» il biglietto verde indebolito, pensando alle esportazioni (senza valutare i contraccolpi sugli altri versanti, a cominciare dalle importazioni).
All’incertezza in generale, per le guerre in corso, le altre crisi geopolitiche, le pretese di Trump (Groenlandia, Canada), i problemi interni degli Usa (dalle vicende dell'Ice alle aspettative sin d'ora per le elezioni di Mid-term), si aggiunge l’indeterminatezza sulle decisioni che prenderà Powell, se cioè deciderà o no, dopo la cessazione della presidenza, di rimanere nel vertice della Fed, come la legge gli consente, quale uno di governatori del Consiglio della Banca, considerato che, per quest’organo, il suo mandato scade nel 2028.
Addirittura, vi è poi qualcuno che ipotizza dimissioni anticipate dalla carica di presidente che scade a maggio, cosa che sicuramente Trump auspica, ma senza fare i conti con la saldezza di Powell che ha dimostrato di essere, insomma un hombre vertical.
A fronte di tutto ciò, domani si tiene la prima riunione dell’anno del Consiglio direttivo della Bce. Mai come in questa occasione, date le incertezze che sono ovviamente valide anche per la Bce, è difficile prevedere quali saranno le decisioni, anche se qui si propenderebbe per la conferma dei tassi di riferimento vigenti (2% e 2,15%). Non si può trascurare, tuttavia, che la crescita nell'area non è quella che si vorrebbe e l’inflazione è arrivata intorno al target del 2%, che sancisce il conseguimento della stabilità dei prezzi, raggiunta la quale, il Trattato Ue prevede che scatti l’obbligo del sostegno delle politiche economiche nell'area.
Finora, d’altro canto, abbiamo assistito a un dollaro debole e a un euro forte, la prosecuzione del cui livello, unita all’impatto esercitato dai dazi trumpiani, non è certo gradita. Ma, si ripete: potrà essere domani l’avvio di una ulteriore distensione monetaria? Comunque, se non lo sarà, allora vieppiù saranno importanti la conferenza stampa della presidente Christine Lagarde dopo la riunione del Direttivo e, prima ancora, il comunicato della seduta.
Ci sarebbe, poi, materia per discutere sull’attività di Vigilanza, con particolare riferimento alle fusioni tra banche, e sugli orientamenti dell’Europarlamento sull'euro digitale. Anche non si muoveranno i tassi, si tratterà di una riunione da seguire pure perché all'inizio dell'anno si impostano i programmi per i prossimi mesi. (riproduzione riservata)